Il vino che non conosci. Alla scoperta di nuove varietà e piccole aziende

Il vino che non conosci. Alla scoperta di nuove varietà e piccole aziende

Finite le vacanze estive, ricominciano i soliti ritmi, le abitudini di routine, ma mai ridursi alla noia.

Il vino esiste per questo, per ravvivare le giornate, un pasto, un incontro, e lo fa sempre in modo diverso.

Nella vasta gamma di varietà, non si presenta mai uguale, permette al consumatore di scegliere e spesso trovare l’ideale per il proprio gusto, cosa non sempre semplice.

Allora, sta proprio qui il divertente, andare a scovare gli autoctoni meno conosciuti.

Una delle possibilità è affidarsi a chi ne sa più di noi, come nel caso dell’associazione di Alba, Go Wine, che negli anni ha proposto sempre aziende innovative, marchi di nicchia, varietà poco presenti sulle tavole di tutti i giorni. Tenendo presente una serie di messaggi che tanto possono piacere alle nuove generazioni.

Intanto il vino come viaggio.

Perché di regione in regione, di località in provincia, di azienda in azienda, ogni calice porta con sé una storia a parte, una scoperta.

Le città si trasformano in salotti dove discutere di vino, dove assaggiare, dove mettere insieme persone che parlino di vino e lo sappiano valorizzare.

Forti della tradizione, della storia, di tutto un contorno che fa parte della bottiglia, del suo percorso fino al calice.

Creare cultura intorno al vino è una delle esigenze più immediate di oggi, è una vocazione che le aziende produttrici tutte si stanno impegnando a concretizzare, perché il vino abbia un secondo rinascimento e non vada a sfiorire nelle cantine con giacenze preoccupanti o all’ombra di bevande ben più accessibili ma meno complesse.

Comunicatore – foto generata con AI

Compito del comunicatore è poi quello di saper parlare di vino in modo semplice e capace di entrare nella testa di chi consuma, di chi cerca anche novità enologiche ma senza ogni volta doversi sentire come davanti a una commissione d’esame.

Per farlo, alcuni eventi focalizzano proprio l’attenzione sulle aziende piccole che si sanno raccontare in maniera autentica e magari sanno anche parlare al pubblico svelando realtà che pochi conoscono.

Creando un’attrattiva per i giovani e motivo di curiosità per gli addetti ai lavori, sempre attivi nella ricerca e nella degustazione di prodotti che a volte, perché no, possono sorprendere.

Vi facciamo alcuni esempi.

Tenuta del Meriggio (Irpinia)

Bruno e sua figlia Emilia gestiscono l’azienda dal 2009.

Si tratta di un’azienda a conduzione familiare che si estende per 26 ettari in otto comuni diversi.

Si trova a Montemiletto, uno dei borghi medievali più antichi dell’Irpinia. Nell’areale del Taurasi, tra Fiano e Greco, con vari appezzamenti che danno vita a diverse etichette.

La Coda di Volpe spumantizzata apre le nostre degustazioni.

Tenuta del Meriggio

Montemilè Brut, Tenuta del Meriggio, 24 mesi.

Fresco e di media struttura, presenta una leggera grassezza, si apre su note di frutta esotica e lascia in bocca una sensazione di mineralità e agrume.

Irpinia Campi Taurasini Doc, 2018.

All’olfatto si percepiscono aromi di frutta rossa matura, pepe, cacao e sentori tostati.

In bocca è secco, con spiccata freschezza e un tocco di morbidezza.

Taurasi Docg 2018

Migliora con il tempo, proprio come il suo “fratello maggiore” Taurasi. Taurasi Docg, 2018.

Offre un profumo ricco di frutti di bosco, spezie, ciliegie e prugne.

Si fa apprezzare per un gusto elegante, che gioca su fragranze di prugna e marasca, pepe nero e liquirizia.

Un vino di grande struttura sorretto da una piacevole freschezza che lo rende particolarmente longevo e gli consente di esprimere, col passare degli anni, il suo elevato potenziale olfattivo e gustativo. Colle dei Cerasi, Taurasi Docg, Riserva 2017.

Rosso granato, al naso offre un bouquet di frutta matura e fiori scuri con sentori di frutti di bosco, amarena, liquirizia e mirto; al palato è avvolgente ed elegante, con una buona persistenza.

Tenuta del Meriggio

Il nome poetico dell’azienda è un’idea di Bruno Pizza e di sua moglie Nunzia Guerriero, per evocare le belle ore meridiane dell’estate, quando tutto sembra fermarsi e si attende naturalmente la brezza serale che rinfresca. Un luogo sospeso che rappresenta il teatro naturale della viticoltura.

Poggio Ridente di Cecilia Zucca (Monferrato)

Ci spostiamo in Monferrato, a Cocconato d’Asti, per conoscere la produzione biologica dell’azienda agricola Cecilia Zucca, Poggio Ridente, fondata nel 1998.

Il vino di punta è un Nebbiolo in purezza rifermentato in bottiglia (pétillant naturel), vinificato in rosato.

Pèt Nato Matto – Poggio Ridente

Pèt Nato Matto, naturalmente frizzante, presenta un fondo.

“Tappato” con un tappo a corona, può essere degorgiato come un metodo classico per essere consumato limpido o agitato e aperto per renderlo opalescente e, con i suoi residui, offre freschezza e frutto delicato.

Viorange – Poggio Ridente

Assaggiamo anche Viorange, un Orange Wine a base di Viognier, con 15 giorni di macerazione sulle bucce e poi otto mesi in vasche di cemento.

Non filtrato e con rimontaggi ogni 72 ore.

Il suo colore è un rame chiaro con sfumature ambrate.

Ricco di profumi di timo, erbe aromatiche e frutta a buccia bianca, come pere e mele cotogne, insieme ad agrumi.

Dal sapore intenso e minerale, con tannino delicato e dolce.

È un vino che non si presenta facile, ne siamo consapevoli, ma lo raccomandiamo poiché può abbinarsi bene a una cucina asiatica, o anche a piatti grassi, e per i vegetariani a zuppe molto ricche.

Giovani produttori – Cecilia Zucca

Ruchè di Castagnole Monferrato Docg, 2023 San Marziano.

Il nome deriva dal vigneto di Viarigi, che circonda la piccola chiesetta romanica di San Marziano.

Fermenta quattro mesi in acciaio e sei mesi in cemento.

Un vitigno piemontese antico di origine ancora incerta, che si coltiva e denomina limitatamente all’area collinare di Castagnole Monferrato.

La sua aromaticità è caratterizzata da note floreali e fruttate di lampone, rosa e fragolina di bosco.

Al palato presenta un sapore gradevole e appagante, con un finale asciutto.

L’azienda può essere definita tutta al femminile, con Cecilia che l’ha fondata e continua a essere seguita dalle figlie Eleonora e Maria Sole.

Tuttavia, il solco della tradizione è stato tracciato da suo padre, che Cecilia ha sempre in mente mentre esplora nuove strade, con uno sguardo rivolto al passato.

La scelta di continuare la viticoltura quando molti abbandonavano le campagne e la successiva transizione verso il biodinamico, per valorizzare al massimo le potenzialità del terreno e soprattutto per distaccarsi dalle grandi aziende e offrire vini affascinanti e originali.

Azienda Agricola Mazzone (Ruvo di Puglia, Bari)

Si definiscono famiglia di viticoltori, nell’entroterra pugliese, in un luogo che da sempre va a braccetto con la produzione di vino.

Parola d’ordine è biologico e riutilizzo delle risorse, per rispettare al massimo il territorio, senza scorciatoie.

Azienda Agricola Mazzone

Il Minutolo qui si chiama Trousse, Igp Murgia, e assaggiamo l’annata 2023.

Vitigno da poco riscoperto, regala un vino di grande personalità, equilibrato e deciso, un vassoio farcito di agrume, mela, pera e fiori bianchi.

I tre vini della linea classica: iniziamo da Immensus, una Malvasia bianca ricca di aromi di frutta bianca, dal gusto fresco.

Terrebianche, Bombino bianco, domina una frutta polposa, bianca, come la pera, con ricche scie sapide a dare slancio al sorso. Capocasale, Nero di Troia, un sorso fresco, vivace e decisamente tannico.

Brevi conclusioni

Mai fermarsi alle etichette più note e commercializzate, andate oltre, siate curiosi e non smettete mai di assaggiare, perché solo in questo modo ci si forma una vera consapevolezza di quello che significa il duro lavoro del produttore.

Parliamo di quelli che trascorrono le ore, le giornate intere, le notti tra i filari.

Quelli che al primo sussulto di meteo contrario alle aspettative, nei momenti cruciali come a ridosso della vendemmia, possono perdere anni di vita per la disperazione oppure esultare perché tutto va come deve.

Il vino è un gioiello che va tutelato e apprezzato come tale.

Siatene consci e fatene tesoro.

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Romano di origine, conosco ogni angolo di Trastevere e dintorni e da sempre amo il buon cibo e il buon bere. Da piccolo mi piaceva studiare ma anche lavorare e viaggiare. Terminati gli studi, ho iniziato l’arte della panificazione, aprendo poi un’attività insieme ai miei fratelli, una pizzeria al taglio proprio dietro San Pietro. Luogo magnifico e pieno di risorse, dove passano ogni giorno migliaia di turisti. Ho ampliato l’attività integrando l’offerta con piatti freschi del giorno, tutto take away, o da consumare sul posto ma rigorosamente in piedi. La bontà della pizza e la nostra simpatia hanno contribuito a creare un ambiente solido e piacevole, dove tutti vengono, sapendo di trovare accoglienza e prodotti di prima qualità. Con il tempo mi sono appassionato al vino e ho iniziato un viaggio che mi ha portato a conoscere la realtà Bibenda. Nel 2014 mi sono diplomato sommelier Ais e Fis e nel 2024 ho conseguito il Master, acquisendo sempre maggiori conoscenze nel mondo del vino. Amo degustare buone bottiglie e cercare sempre nuovi stimoli. Per questo viaggio e assaggio, senza pregiudizi e aprendomi a tutto quello che la vita offre.
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