L’arte della pizza in Sardegna

L’arte della pizza in Sardegna

La pizza in Sardegna ha radici peculiari che fondono l’antica tradizione della panificazione isolana con l’influenza napoletana arrivata nel secondo dopoguerra grazie ai flussi migratori interni e ai sardi che tornavano dal “continente”

La pizza in Sardegna
La pizza in Sardegna

La panificazione 

La panificazione in Sardegna ha radici antichissime, saperi che si tramandano oralmente, eredità familiari preziosissime.

Le prime testimonianze di pani lievitati risalgono all’antico Egitto.  Popolo antichi quali fenici e egiziani, con cui gli antichi sardi erano in contatto, erano a conoscenza di tecniche modernissime di panificazione quali l’uso del forno e dei lieviti.

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Il Pane Carasau lavorato energicamente sopra il tavolo (sa mesa) con il mattarello di legno o anche con il palmo delle mani (foto: la macina di Sardegna)
Il Pane Carasau lavorato energicamente sopra il tavolo (sa mesa) con il mattarello di legno o anche con il palmo delle mani (foto: la macina di Sardegna)

Questo filo invisibile ha fatto si che in Sardegna questo procedimento venisse conservato, pressoché immutato.

L’arte della panificazione permane anche oggi come un elemento identitaria della cultura sarda.

L’antenato del pane sardo deve essere stata una preparazione a base di cereali selvatici, poi abbrustoliti, pestati in mortaio fino ad ottenere una sorta di farina un pò grossolana.

Molteplici le varietà di pane conosciute, alcune di queste al centro di ritualità di tipo magico e liturgico. 

Pani tradizionali (foto: la macina di sardegna)
Pani tradizionali (foto: la macina di sardegna)

Moltissime le tipologie di pane conosciute anche al giorno d’oggi nell’Isola.

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Questa varietà deriva dalle specifiche culture locali legate alle caratteristiche territoriali dei luoghi ove sono diffuse.

Nel contesto pastorale il pane più diffuso era “su pistoccu”, tipo dell’Ogliastra, ed il pane carasau.

Queste preparazioni garantivano l’alimentazione agli allevatori, insieme al formaggio stagionato, durante i periodi di transumanza.

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Nelle località più prossime alla costa o alle zone pianeggianti, i pani più diffusi erano e sono su crivazu e su tzichi.

Il tipo di pane si differenzia da paese a paese ma è stato anche specchio delle condizioni sociali.

Il grano era in uso presso le classi più agiate, il popolo invece faceva spesso uso di orzo fino ad arrivare in certe zone, l’Ogliastra ad esempio, alle ghiande.

Il pane carasau con farina di orzo (foto: G. Strinna)
Il pane carasau con farina di orzo (foto: G. Strinna)

La pizza in Sardegna, un pò di storia

l’arte sarda della pizza coniugata al femminile: Claudia di Naro, Emiliana Scarpa, lo staff tutto al femminile di sa matracca, guidato da Magdalena Perria e Martina Gorgoni
l’arte sarda della pizza coniugata al femminile: Claudia di Naro, Emiliana Scarpa, lo staff tutto al femminile di sa matracca, guidato da Magdalena Perria e Martina Gorgoni

La pizza, nell’accezione che identifichiamo oggi, sbarca nell’Isola nel periodo compreso tra gli anni ’60 e ’70.

Alcune attività permangono nei ricordi: a Sassari le pizzerie Poddighe e Cocco, a Cagliari le pizzerie Mimì e Floris.

Matteo Sanna a Sassari
Matteo Sanna a Sassari

E’solo negli anni ’90 che si identifica un vero e proprio “stile sardo”.

Negli anni duemila, anche in seguito ad innovazioni di vario genere, sia nel gusto che nella tecnologia, le pizzerie sarde si evolvono ulteriormente diversificando ed aumentando la tipologia dell’offerta. 

Roberto Meloni e Cristian Tolu
Roberto Meloni e Cristian Tolu

Vengono proposte pizze con lievitazioni più prolungate, con pasta madre, con impasto integrale e derivato dall’uso di grani prodotti seguendo un’accurata riscoperta delle antiche varietà autoctone e degli antichi metodi di macinazione. 

Il dottor Pietro Fois titolare del mulino La Macina di Sardegna con i suoi grani pregiati
Il dottor Pietro Fois titolare del mulino La Macina di Sardegna con i suoi grani pregiati

Anche i pizzaioli sardi hanno progressivamente assunto una loro identità ben evidente, caratterizzandosi a livello nazionale e internazionale per le loro abilità e specificità.

Massimo Bosco a Tempio con una delle sue pizze con fior di latte, peretta di Berchidda, pancetta arrotolata e scaglie di GranAnglona (foto: Identità Golose)
Massimo Bosco a Tempio con una delle sue pizze con fior di latte, peretta di Berchidda, pancetta arrotolata e scaglie di GranAnglona (foto: Identità Golose)

Cito con piacere alcuni nomi: Roberto Meloni, Camillo Caddeo, Pierluigi Fais,

Camillo Caddeo, Pierluigi Fais, Marco Mulas
Camillo Caddeo, Pierluigi Fais, Marco Mulas

Cristian Tolu, Emiliana Scarpa, Claudia Di Naro, Marco Mulas, Magdalena Perria nella Sardegna meridionale,

Sandro Cubeddu a Sassari
Sandro Cubeddu a Sassari

il tempiese Massimo Bosco; Sandro Cubeddu, Matteo Sanna, “Bruno” Sabino Giordano a Sassari.

Sabino Giordano della storica pizzeria sassarese “Bruno”, così chiamata in memoria del fratello scomparso
Sabino Giordano della storica pizzeria sassarese “Bruno”, così chiamata in memoria del fratello scomparso

Ed in fine il lucano Giuseppe Lapolla a Cannigione.

Giuseppe Lapolla a Cannigione
Giuseppe Lapolla a Cannigione

Come si fa la pizza in sardegna?

Come già accennato, la pizza sarda ha radici peculiari che fondono l’antica tradizione di panificazione isolana con l’influenza napoletana arrivata nel dopoguerra.

Pizza sassarese “mirinzana con agliu e pabaroni”
Pizza sassarese “mirinzana con agliu e pabaroni”

La pizza in Sardegna è una fusione di tradizione napoletana e specialità locali, pizzetta sfoglia e focacce in teglia ad esempio.

La sua caratteristica di base è quella di essere abbastanza sottile e croccante e presentare un cornicione appena accennato.

Pizza con funghi antunna, melanzane, salsiccia (foto: Uragano)
Pizza con funghi antunna, melanzane, salsiccia (foto: Uragano)

Si distingue per l’uso di semola di grano duro, pecorino e ingredienti locali.

Farcita con passata di pomodoro locale, formaggi ovini e altri ingredienti tipici dell’Isola: capperi di Selargius, alle olive confettate del campidano, carciofi in varietà locali quali ad esempio lo spinoso di Sardegna DOP e il violetto di Sardegna, fino ad arrivare alla bottarga.

Carciofo spinoso di Sardegna DOP e funghi antunna (cardoncello)
Carciofo spinoso di Sardegna DOP e funghi antunna (cardoncello)

Molte sono le pizze tipicamente locali inserite nei menù: la sarda con pecorini e salsiccia; la sassarese con melanzane; la funghi, realizzata con la varietà Antunna, tipica del territorio; la frutti di mare con cozze e arselle; la  “bottarga e carciofi”, solo per citarne alcune.

Pizza con bottarga e carciofi (foto: San Sebastian)
Pizza con bottarga e carciofi (foto: San Sebastian)

Ecco quindi un breve riassunto degli tipici ingredienti che la caratterizzano e che riflettono il territorio:

  • La base: Spesso viene usata la semola di grano duro o un mix con farina 00.
  • I formaggi: Pecorino sardo fresco o stagionato al posto o in aggiunta alla mozzarella.
  • I salumi e gli ortaggi: salsiccia secca sarda, pomodori locali dal gusto intenso e zuccherino, melanzane, funghi antunna e ortaggi di stagione.

Oltre alla classica pizza napoletana, la Sardegna ha una lunga tradizione di pani piatti conditi, tra questi ricordiamo:

Il mustazzeddu, la pizza sarda di Orosei, la pizzetta cagliaritana.

 Su Mustazzeddu

su mustazzeddu (foto: cucinando e pasticciando)
su mustazzeddu (foto: cucinando e pasticciando)

Il mustazzeddu è una preparazione rustica antica simile alla pizza.

Tipico della tradizione contadina del Sud Sardegna, è conosciuto anche come prazzira o pratzira nel Sarrabus.

Si tratta di una sorta di focaccia farcita con con pomodoro, cipolle, verdure o salse, che affonda le sue radici in una cultura monastica e contadina, dove semplicità e nutrimento andavano di pari passo.

Nel Sulcis Iglesiente, questa specialità prende il nome di mustazzeddu e viene generalmente farcita con pomodori, aglio, olio e basilico, in una combinazione di profumi estivi che rievoca la cucina povera e autentica delle suore, probabilmente le prime ad averla preparata nei conventi.

La leggenda vuole che il piatto sia stato ideato per sfamare i più bisognosi durante i periodi di magra.

Nel Sarrabus il piatto prende il nome di prazzira o pratzira.

sa pratzira (foto: Sonia Abis)
sa pratzira (foto: Sonia Abis)

Soprattutto nel paese di San Vito ogni luglio viene celebrato in una festa di tradizione ormai trentennale in cui la specialità viene accompagnata da carne di capra e vino locale.

La base del mustazzeddu è un impasto rustico realizzato con semola e farina, acqua, lievito, olio e sale.

La farcitura, invece, varia in base alla zona e alla stagionalità: se nel Sulcis predomina il pomodoro, nel Sarrabus si possono trovare versioni con cipolle, zucchine, melanzane o patate, a testimonianza di una cucina che sa valorizzare i prodotti dell’orto con creatività e gusto.

Più di una semplice pietanza, il mustazzeddu, o prazzira, è oggi simbolo di resilienza culturale e memoria storica.

La pizza sarda di Orosei

la pizza sarda di Orosei con la sagra dedicato
la pizza sarda di Orosei con la sagra dedicato

Si tratta di una preparazione che risale ai primi del ‘900, una via di mezzo tra un calzone e una pizzetta.

Le origini del piatto vengono fatte risalire anche in questo caso alla tradizione agro-pastorale.

In passato spesso considerata una ricetta  “di recupero” è oggi riconosciuta come eccellenza locale.

E’ realizzata con una pasta sfoglia morbida a base di semola rimacinata e strutto, detta “pasta violada”.

Un gusto deciso è dovuto alla sua tipica farcitura: pomodoro fresco, aglio, origano, basilico, abbondante pecorino sardo e salsiccia affumicata.

La base croccante e il cuore morbido e alto esaltano gli intesi sapori degli ingredienti locali.

La specialità è prodotta sia in teglia che “in pala”.

Ne sono proposte poi “varianti arricchite”: popolare ad esempio quella con i 5 formaggi, tra cui ovviamente trionfa il pecorino.

La Pizzetta Cagliaritana”: uno street food sardo

La pizzetta cagliaritana
La pizzetta cagliaritana

Quella che nell’isola assume il ruolo della pizza al taglio è una specialità tonda fatta di pasta sfoglia morbida, sugo di pomodoro, capperi e spesso acciughe.

E’ costituita da un impasto molto idratato che conferisce alle pizzette la caratteristica di restare morbide e croccanti allo stesso tempo.

Composta da due strati di pasta sfoglia contenenti sugo di pomodoro, un cappero e un’acciuga, è davvero gustosissima.

Ha la forma di un disco ma con una superficie irregolare, ondulata e ben dorata.

Al giorno d’oggi ne vengono proposte numerose versioni: con formaggio o alici o prosciutto. E’ abitudine cagliaritana quella di consumarla per la prima colazione al bar con il caffè.

Le origini di questa preparazione sono incerte: taluni la riconducono alle già citate “sa prazzira” e pizza di Orosei.

Alcuni anziani panificatori e pasticceri sostengono sia stata inventata per sbaglio.

Si racconta che un pasticcere cagliaritano avesse prodotto della pasta sfoglia in esubero, avanzata dalla produzione dei croissant. Pensò quindi di “riciclarla” dandole forma con un coppapasta rotondo e di usarla per realizzarne una ricetta salata.

Un pò per scommessa lo mise in vendita e ne ottenne un grande successo che a macchia d’olio si diffuse in tutta l’isola.

Nacque come un prodotto di recupero nel dopoguerra, periodo economicamente difficile per molti, e quindi non vi era previsto l’uso del formaggio.

Annalisa Saddi, titolare della storica pasticceria Mariuccia di Pirri, svolse un lungo lavoro di recupero della relativa documentazione.

Con la collaborazione dell’Amministrazione comunale e il supporto tecnico dell’agenzia Laore, ‘Agenzia regionale per l’attuazione dei programmi regionali in campo agricolo e per lo sviluppo rurale, venne avviato l’iter per l’istanza di riconoscimento del prodotto da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Nel 2022 il MIPAAF inserì la pizzetta cagliaritana nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali sardi PAT

Varie aziende del settore ne producono, meccanizzando le procedure di realizzazione, una “versione industriale” distribuita con capillarità in bar e supermercati.

Si tratta a tutti gli effetti di un vero “street food” sardo.

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Laura Manunta, è nata a Roma da famiglia con antiche origini che si dipanano tra diverse aree geografiche della Sardegna, le cui tracce documentali trovano riscontro sul territorio già dal XV secolo. All'isola è profondamente legata e suddivide il suo tempo vivendo a cavallo tra la città di Sassari e la capitale. È custode e conservatrice di un antico archivio documentale e fotografico che comprende testimonianze relative a molteplici contesti storici e tradizionali sardi. In questo ambito collabora con istituzioni e associazioni dedite all’approfondimento di tematiche culturali, alla rievocazione storica e alla conservazione del patrimonio delle antiche corporazioni d’arti e mestieri della città di Sassari. I suoi studi si sono svolti presso la facoltà di farmacia dell’università La Sapienza di Roma dove ha effettuato una tesi sperimentale in metodi fisici in chimica organica con lunga esperienza di laboratorio e di preparazione farmaceutica. La lunga pratica in ambito musicale la ha condotta all'approfondimento della musica antica rinascimentale, barocca e dell’antica tradizione persiana, perfezionandosi presso il conservatorio “Alfredo Casella" dell'Aquila. Numerosi viaggi la hanno portata a conoscere e approfondire le culture di molteplici paesi, tra cui in particolare quella del sud est asiatico connessa con la tradizione del tè in tutte le sue declinazioni. La passione per le culture orientali la ha condotta poi ad ottenere attestati relativi alla degustazione e alla conoscenza del tè e a fondare nel centro storico della capitale la sala da tè Fiorditè, specializzata nella somministrazione e nella vendita del tè in foglia. Luogo vocato alla promozione della cultura e della conoscenza di questa bevanda, punto di riferimento per esperti e amatori, nei circa vent’anni di attività è stata insignita di numerosi premi e riconoscimenti da parte della stampa e di organizzazioni del settore. Si è dedicata inoltre alla promozione e alla conoscenza del mondo del cioccolato e del caffè "d'autore" ricevendo formazione specifica, ospitando e promuovendo molteplici iniziative di divulgazione e approfondimento.
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