Tuscia: dove la tradizione incontra il gusto

Tuscia: dove la tradizione incontra il gusto

Un viaggio attraverso i piatti tipici e le eccellenze enogastronomiche della Tuscia una delle mete gastronomiche più autentiche

In un territorio come quello della Tuscia, dove le tradizioni enogastronomiche sono il cuore della cultura locale, ogni pasto è una celebrazione della vita, un momento di condivisione e di piacere, dove la cultura del cibo è strettamente legata alla terra e alle tradizioni agricole locali.

Ogni piatto della tradizione della Tuscia, semplice e genuina, affonda le radici nella tradizione contadina: olio extravergine d’oliva, vini pregiati, rinomati salumi e formaggi.

La Tuscia fa parte della  provincia di Viterbo e parte del nord del Lazio, è un territorio che conquista con la sua autenticità, dal mare ai laghi, dai monti e colline fino alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi più suggestivi, di valore storico-ambientale e religioso, lontana dai circuiti turistici più affollati, rappresenta una meta ideale per chi cerca un’Italia meno conosciuta, ma altrettanto affascinante, ricca di storia, natura e tradizione.

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mappa Tuscia (copyright Alba Coop)
mappa Tuscia (copyright ALBACOOP)

Una ricerca dell’ Ipsos-Enit dice che in Italia un turista su due (48%) viaggia per il cibo, la cucina è il primo aspetto che viene associato all’Italia (è citato dal 23% degli intervistati).

Dunque un’occasione di sviluppo per il nostro paese è incrementare l’offerta enogastronomica.

Quindi investire nello sviluppo e nella promozione dell’enogastronomia italiana è una strategia vincente per accrescere il settore turistico, con benefici economici significativi e duraturi.

La tradizione contadina si intreccia con la ristorazione d’eccellenza per offrire esperienze culinarie uniche.

Le eccellenze del territorio

 Aglio Rosso di Proceno, Asparago Verde di Canino, la lenticchia di Onano, le patate di San Lorenzo Nuovo, legumi antichi come il fagiolo del Purgatorio e quello di  Soriano dalla buccia sottile e la sua polpa morbida.

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L’olio, la mozzarella di bufala e gli insaccati, eccellenze che nascono da storie di famiglie che hanno deciso di investire sul territorio.

Piatti tipici della tradizione che continuano a preservare la memoria gastronomica e la cultura rurale e contadina

I piatti che raccontano la storia e la cultura della Tuscia, sono un’esperienza tutta da gustare, che esaltano il legame profondo tra cucina e territorio, si sono evoluti nel corso degli anni e sono diventati il simbolo più autentico della Tuscia.

Ogni piatto tipico racconta una storia di tradizione antica e di passione che unisce sapori, colori e aromi unici.

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Acquacotta,

è un piatto povero ma ricco di sapore, si prepara con verdure di stagione, come cipolle, pomodori, bietole e sedano, la zuppa viene arricchita con un uovo,  pane casereccio e formaggio pecorino.

Pasta alla viterbese,

preparata con pasta fresca condita con un sugo  a base di carne di maiale, pomodoro, aglio, cipolla e vino rosso.

Le coppiette,

striscioline di carne di maiale o di manzo, essiccate e speziate.

Giubba e calzoni,

caratteristica zuppa d’agnello.

Zuppa di ceci e castagne,

tipico della tradizione contadina preparato con due semplici ingredienti.

Stracciatella,

una zuppa  simile a quella romana, si prepara con brodo di carne e  con uova sbattute, parmigiano grattugiato e pepe nero.

Porchetta,

cotta a fuoco lento la carne risulta tenera e saporita, con una crosta croccante, si differenza  da quella di  Ariccia IGP per gli aromi: la porchetta di Ariccia è  condita con rosmarino, aglio, pepe e sale, mentre quella della Tuscia  usa prevalentemente il finocchio selvatico.

la porchetta viterbese
la porchetta viterbese
Coniglio Leprino,

allevato all’aperto senza l’uso di farmaci o di mangimi arricchiti.

Rosticciana,

carne di maiale alla griglia condita con rosmarino, pepe e olio d’oliva.

Il pesce del lago di Bolsena,

citato da  scrittori come Dante e Petrarca. Il luccio, la tinca, la scardola, il cavedano, il cefalo, il latterino e le famose anguille che costarono al papa Martino IV non solo la vita ma la condanna nel purgatorio dantesco  “Purgo per digiuno l’anguille di Bolsena e la vernaccia”.

il pesce del lago di Bolsena latterini e goregone
il pesce del lago di Bolsena latterini e goregone
Le Scrippelle,

sottili frittelle  fatte con farina, uova, zucchero e  liquore, spolverate di zucchero.

Est! Est!! Est!!!

Il vino bianco (DOC) originario di Montefiascone ha una leggenda singolare:   il “bottigliere” Martino – sommelier ante litteram – dell’ecclesiastico Giovanni Defuk,  aveva il compito di precederlo nel suo viaggio in Italia e scovare le locande che servivano il vino migliore.

Per segnalarle, doveva scrivere “Est!” vicino alla porta per il vino buono  e  “Est! Est!!” per quello ottimo.

Arrivato a Montefiascone, Martino che era un vero scopritore e degustatore di vini, fu tanto colpito dalla qualità del vino locale da segnalarlo ripetendo per tre volte “Est! Est!! Est !!!”.

Oggi Montefiascone è un luogo ideale per chi ama una vacanza tra natura, storia e arte.

Gli  oli  DOP  della Tuscia

 La Tuscia vanta tre DOP prodotto da tre cultivar di olivo: Frantoio, Canino e Leccino, presenti – da sole o congiuntamente – per almeno il 90%.

L’olio EVO è una tipicità che ogni anno riceve riconoscimenti e premi internazionali.

Il clima è perfetto per la coltivazione dell’olivo e già gli Etruschi producevano l’olio dell’Etruria, sui colli la cui altitudine arriva fino a seicento metri.

Il sapore è particolare  e  si distingue non solo per la sua provenienza geografica ma anche per il suo esclusivo sapore e le proprietà organolettiche.

 La Guida “I Sapori della Tuscia” – Viaggio Enogastronomico attraverso le Sagre e Feste di paese

Guida i Sapori della Tuscia
Guida i Sapori della Tuscia

Il libro di Antonio Castello, noto giornalista e scrittore grande conoscitore del territorio della Tuscia, è un racconto delle tradizioni enogastronomiche celebrate nelle sagre locali che colorano il paesaggio della Tuscia.

Antonio Castello
Antonio Castello

Il libro nasce da un interrogativo dell’Autore: “Ha ancora un senso andare per Sagre?”

Queste manifestazioni, spesso boicottate, vilipese e condannate, esprimano la loro valenza, ovvero vengano programmate per promuovere un prodotto direttamente correlato alla cultura e alle tradizioni del territorio.

Una Sagra, oltre che promuovere un prodotto o un piatto, non può essere separata dalla storia e dalle particolarità del luogo nel quale si svolge.

L’Autore non si limita a descrivere le manifestazioni ma fornisce anche, per ogni singola località, informazioni sulle attività economiche prevalenti, sulla gastronomia, sulla storia del luogo e sulle principali attrattive turistiche.

Antonio Castello passa in rassegna tutti i 60  paesi della Provincia di Viterbo, indicando le Sagre che si tengono nelle varie stagioni e che coprono tutto il periodo dell’anno, non c’è un mese in cui non ci sia una Sagra.

«Un piatto tipico degustato in un ristorante o in una Sagra si differenzia – scrive Castello –  oltre che per il costo, per la tipicità. Il piatto della Sagra viene preparato dalle massaie e segue la ricetta tradizionale. Nessun piatto fatto anche da un grande chef può consentire di provare quei sapori del piatto delle nostre nonne».

 La  DMO Expo Tuscia in prima linea per far conoscere le produzioni locali

Vincenzo Peparello, presidente della DMO Expo Tuscia ha dichiarato:

«Uno degli aspetti più importanti della mission della DMO (Destination Management Organization)  è il settore dell’enogastronomia. La DMO nasce da un partenariato pubblico-privato insieme alla Camera di Commercio, alla Regione e anche ad altri Enti, abbiamo dedicato molta attenzione e abbiamo fatto conoscere quelle che sono le produzioni locali. Nella Tuscia  abbiamo tantissime DOP e negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita importante di aziende che si sono dedicate all’agroalimentare. Molte di queste imprese sono condotte da giovani, in prevalenza con presenza femminile, con personale qualificato, questo è molto importante per lo sviluppo con ricadute in termini socio-economiche per il territorio. Dunque si è avviato un nuovo e più stimolante modello operativo per uno sviluppo partecipativo del territorio. Aver coinvolto in questo nuovo processo imprenditori, commercianti, artigiani e professionisti –  ha concluso Peparello – non può che giovare alle imprese e alle attività commerciali per il semplice fatto che operano in sinergia fra loro e con le amministrazioni comunali. L’aspetto più rilevante è la trasmissione dei saperi dalle vecchie alle nuove generazioni per non far morire ma, anzi, rigenerare e rinvigorire le esperienze lavorative dei nostri padri».

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Nato a Napoli, Maturità Classica, Laureato in Giurisprudenza 110/110 e lode, iscritto all’Albo dei Giornalisti dal ‘73, socio GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica), specializzato in Enogastronomia, Viaggi, Turismo e Cultura, Ispettore On. Ministero della Cultura, corrispondente di testate internazionali e nazionali, componente del consiglio direttivo della Sez. Italiana Ass. dei Giornalisti Europei, Vicepresidente del Movimento Unitario Giornalisti, M.lo Superiore Corpo Ambientale Nazionale responsabile distaccamento di Napoli, socio fondatore club Rotary, Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “motu proprio” presidenziale, V. Chargé de Presse dell’Accademia Internazionale di Cucina Chaîne des Rôtisseurs.
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