Gli incontentabili di Pievalta

Gli incontentabili di Pievalta

Non si può spiegare il perché del titolo se non si comincia dall’inizio, dalla caparbietà di Silvano Brescianini,

Dopo un’infanzia trascorsa in vigna, Silvano Brescianini avvia il suo percorso di vita nella ristorazione per poi acquisire, insieme a due soci, Ugo Colombo e Piermatteo Ghitti, una delle aziende più rinomate del Franciacorta, la cantina Barone Pizzini.

Era il 1993 e già nel 1998 la Barone Pizzini diventa la prima cantina del Franciacorta a coltivazione biologica.

Una premessa questa indispensabile per comprendere il percorso della Cantina Pievalta.

L’amministratore delegato di Barone Pizzini, questo il ruolo di Silvano Brescianini, vuole ampliare i suoi orizzonti produttivi e trova che il metodo giusto sia misurarsi con una grande uva autoctona bianca, il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Nel 2022 acquista i primi 24 ettari a Maiolati Spontini e li affida all’enologo Alessandro Fenino e a sua moglie Silvia Loschi, che, affiancati dall’agronomo Pierluigi Donna, iniziano la conduzione biologica.

Nel 2003 il progetto si amplia con altri 5,5 ettari di vigna sul Monte Follonica a San Paolo di Jesi.

L’anno dopo inizia la sperimentazione di vinificazione ancestrale in anfora che si svilupperà nel progetto del vino Curina, Verdicchio Castelli di Jesi passito.

Nel 2005 il passaggio alla coltivazione biodinamica di tutte le vigne di Pievalta e per ripagare il sostegno del socio Ugo Colombo, Silvano Brescianini dà vita al primo metodo classico di uve verdicchio della sua cantina: il Perlugo.

Infatti all’inizio vi era la necessità di modificare lo status quo perché i vigneti soffrivano molto.

Diventavano gialli, avevano un suolo duro come il cemento, perché al momento dell’acquisto il suolo era coperto da concime chimico.

Bisognava permettere alle piante di riabituarsi ad andare da sole, successivamente, vendemmia dopo vendemmia, si provavano nuovi stili più legati al vigneto, più veri e più autentici.

“La scelta della biodinamica si è rivelata giusta, perché ci ha dato un’identità”, racconta Alessandro Fenino.

La biodinamica non è la mera applicazione dei metodi steineriani, ma la condivisione di una filosofia che punta alla salute del suolo e della pianta.

Nella sua applicazione le radici entrano in connessione con la parte minerale del terreno e la riportano nel grappolo.

La proprietà è di 43 ettari, di cui 34 vitati e la produzione della Cantina è di circa 150.000 bottiglie l’anno.

Il “San Paolo” Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico è il loro vino di punta.

Ma è importante  ricordare il “Dominè” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, che nasce da una singola vigna del 1965.

Il “Tre Ripe” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, il cui nome nasce dall’unione di uve provenienti proprio da tre versanti diversi.

Infine il già citato Perlugo Zero VSQ le cui uve coltivate nelle Marche divengono metodo classico nelle cantine del Franciacorta della cantina Barone Pizzini.

In questo percorso lento, ma inesorabile, sono arrivati negli anni i riconoscimenti, fino ai 3 Bicchieri in Vini d’Italia del Gambero Rosso nel 2022 grazie al Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Superiore Dominé 2019.

Nel nostro viaggio in questa cantina abbiamo riscontrato una volontà di sperimentazione che sembra non estinguersi mai.

Ogni vendemmia può essere migliore, per questo “Incontentabili” come una famiglia in una pubblicità degli anni ’70.

Eppure la degustazione che ci hanno proposto.

Una verticale della linea San Paolo Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico (2022, 2021, 2019, 2016, 2013 e 2009), che alla fine ha premiato, tra gli astanti, il 2009 confermando la straordinaria dote di invecchiamento del vitigno.

 

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Giornalista professionista dal 1994, ha lavorato per diverse testate nazionali, stampa, radio e video, oltre che per alcune istituzioni politiche. Laureato in lettere, indirizzo storia contemporanea, da oltre venti anni lavora alla comunicazione di istituti scientifici, legati allo spazio e all’astrofisica spaziale. È stato Fondatore e Direttore Editoriale del magazine cartaceo Globalscience e del giornale online Artemis Scienza. È tra gli autori e curatori del libro Italia Dello Spazio 1948-2008. È autore, con Marco Spagnoli che ne è anche il regista, del documentario Spazio Italiano, dalle Origini al San Marco prodotto da Istituto Luce. Dal 2023 è sommelier professionista ed ha ripreso ad occuparsi giornalisticamente del settore agroalimentare.
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