Vespolina, 2014, Stefano Vampari

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Vespolina, 2014, Stefano Vampari, DOC Colline Novaresi

     La Vespolina è un vitigno coltivato nell’Alto Piemonte che viene utilizzato, per lo più, nell’uvaggio di alcuni vini importanti, sia DOC che DOCG, quali il Lessona, il Ghemme e il Gattinara. Ad essi conferisce considerevoli quantità di sostanze polifenoliche, il che contribuisce ad aumentare l’intensità di colore del vicino di casa Nebbiolo, le cui bucce, si sa, sono naturalmente meno ricche di pigmenti.

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     Avevo letto da qualche parte che questa uva, lavorata in purezza, produce un vino per soli “veri amatori”; il che già mi preannunciava che non sarebbe stata una degustazione scontata. Ebbene. Ho aperto la bottiglia mezz’ora prima, come lo stesso produttore suggerisce nel suo sito online. Ciò è bastato solo in parte a stabilizzare i sentori nascosti di questo vitigno novarese tipico.

     Ho atteso, e atteso, e solo dopo circa tre ore, ad una temperatura ambiente di 17 gradi, il vino mi ha concesso di entrare nel suo mondo, intimo, talvolta scontroso, per lo più riservato, che rappresenta appieno le caratteristiche del suo territorio.

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     Qui non serve parlare di sentori. Non è presente una grande varietà organolettica. Uno spiccato fruttato ed una buona spezialità non bastano a definire questo vino complesso. Ma esso è complesso proprio nel suo carattere. Come il suo conterraneo nebbiolo, quand’era prodotto alla vecchia maniera.

     Insomma con un sol sorso di vespolina sono stata proiettata in una realtà contadina ambientata negli anni settanta. Cucina povera, poco strutturata, ma molto proteica. E uomini che si alzavano la mattina presto per andare a faticare nei campi.

     Ho immaginato di versare questo vino nel bicchiere del Mangiafagioli di Carracci o nei Mangiatori di patate di Van Gogh. Ed entrambi hanno molto apprezzato.

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