Due Passi in Vigna al Mercato Centrale di Roma: bottiglie, cucina e convivialità

Due Passi in Vigna al Mercato Centrale di Roma: bottiglie, cucina e convivialità

Due Passi in Vigna al Mercato Centrale di Roma: bottiglie, cucina e convivialità

Sabato 10 ottobre, al Mercato Centrale Roma, si è svolta la 16ª edizione di Due Passi in Vigna, la rassegna enogastronomica ideata e organizzata da Vinario4.

Due Passi in Vigna, in occasione del decimo anniversario del Mercato Centrale, ha rinnovato la propria formula per creare un legame ancora più forte tra vino, cibo e convivialità.

Fitto, infatti, il calendario di una giornata ricca di attività gastronomiche, masterclass e laboratori che hanno coinvolto gli artigiani del Mercato in un interessante pairing cibo-vino.

Novità anche sul fronte della filosofia della kermesse, dedicata quest’anno al “vino che verrà”.

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Un vino pulito, vicino, equo. Un’idea di vino che guarda alla sostenibilità non soltanto come pratica produttiva, ma come rapporto con il territorio, con le persone e con chi quella bottiglia la sceglie e la consuma.

A raccontarlo ai banchi d’assaggio sono stati numerosi produttori, chiamati a presentare vini artigianali, interpretazioni capaci di raccontare un modo diverso di relazionarsi con la terra e con la tavola.

Ed infatti, Due Passi in Vigna ha ridato centralità al dimenticato abbinamento tra piatti e bottiglie, associando ad ogni calice una proposta gastronomica realizzata dagli Artigiani del Mercato Centrale.

Un momento ludico che ha collocato finalmente il vino all’interno di un’esperienza gastronomica più ampia, fatta di incontri, contaminazioni e abbinamenti.

Le 7 scoperte a Due Passi in Vigna

Femminella, Grotte Santo Stefano (VT) – Trebbiasa 2025 (60% Trebbiano Toscano, 40% Malvasia).

Una grande conferma del matrimonio perfetto tra Trebbiano e Malvasia che, non a caso, è alla base di diverse denominazioni del Lazio e dell’Umbria.

L’olfatto è un riuscito pot-pourri tra la spiccata verve aromatica della Malvasia e l’anima vegetale del Trebbiano, per un risultato mai ridondante.

La bocca, per quanto cremosa, rivela una sferzante sapidità minerale, propria dei terreni vulcanici su cui crescono le viti.

Trebbiasa
Trebbiasa

Impronta Agricola, Illasi (VR) – Rosalea 2024 Brut Nature (100% Merlot).

Una bolla che sorprende per la finezza dell’equilibrio, giocato tra la freschezza e la morbidezza, tra le note di frutto rosso tipiche del Merlot e quelle più dolci di pasticcieria e lievito proprie della lunga permanenza in bottiglia (24 mesi sur lie).

Il sorso è pieno, sorretto da una sapidità quasi citrica che conferisce beva, complessità e tridimensionalità al calice.

La presa di spuma con la Garganega passita e l’assenza di dosaggio, fanno di quest’etichetta l’istantanea di un preciso pensiero di vigna e di un territorio.

Rosalea

Casa Mecocci Winery, Vignanello (VT) – Aurora 2024 (70% Ciliegiolo, 30% Sangiovese).

Un naso che sa unire alla perfezione l’anima più POP del Ciliegiolo vinificato con macerazione semicarbonica e il carattere più austero del Sangiovese.

L’olfatto spazia infatti da note più croccanti di fiori e piccoli frutti rossi, a quelle più ferrose, di sottobosco ed ematiche tipiche del Sangiovese.

La bocca è composita, elegante, sorretta da un tannino ben integrato nella texture e da una sapidità inattesa.

Tenute Pallotta, Montecompatri (RM) – Prigioniero Frascati Superiore D.O.C.G. 2024 (70% Malvasia Puntinata, 30% Bellone).

È un omaggio al territorio e un riscatto di una denominazione ancora sottovalutata questa felicissima etichetta di Tenute Pallotta.

L’olfatto è un susseguirsi armonico di abbrivi vegetali, nuances floreali di ginestra e camomilla, macchia mediterranea e accenni di mineralità.

Il sorso è un interessante gioco d’ensemble tra freschezza a morbidezza, tra sensazione pseudo calorica e sapidità.

Una interpretazione mediata e ragionata del Frascati.

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Tenute Pallotta, Montecompatri (RM) – Turdacone 2022 (70% Cabernet Franc, 30% Tintilia).

Una bottiglia di inattesa eleganza, che rivendica quell’angolo dell’agro romano come terra vocata al rosso.

Se il naso gioca su spezia scura, frutti rossi, sottobosco e rimandi boisée, la bevuta è scorrevole, impreziosita da un fine corredo tannico e da una sapidità che allunga la persistenza e invita al sorso successivo.

Abbinamento riuscito tra il “Prigioniero” e la pizza con crudo, rucola e scaglie di Grana di Luca Pezzetta che, al Mercato Centrale, si avvale della preziosa collaborazione di Cristiano.

Un pairing ben ragionato, tra assonanze olfattive e centrate contrapposizioni gustative, che ha confermato quanto il vino sia il compagno ideale della pizza.

Turdacone

Lo-Haus, distribuzione di proposte No.Lo. Tra queste:

Cul Sel, Olanda – Souris sous la Rhubarb (rabarbaro, pomodoro latto-fermentato, foglie di ribes nero e aronia botaniche).

Una bevuta che, scardinando il concetto del no alchool come alternativa semplice al mainstream, stupisce per la perfetta integrazione di q.b. millimetrici.

Tecnica e conoscenza della materia sintetizzati in una bevuta tutt’altro che banale; una etichetta da apprezzare per la ricerca maniacale di dosi e ingredienti che niente ha da invidiare all’arte profumiera.

Cul sel

Botan Distillery, Belgio – Ginzu (zenzero, yuzu e mandarino). Guided by time. Crafted with care.

Nulla di più vero per questo sorprendente idrolato di zenzero, yuzu e mandarino che è un bignami di competenza, studio e costante ricerca.

Coltivato secondo i ritmi del terroir e lavorato con tecniche di estrazione lente, elimina scorciatoie artificiali e zuccheri raffinati per presentarsi – a ragione – come la nuova frontiera del pairing no alchool.

Botan Ginzu
Botan Ginzu

Il naso è una sinfonia sincronica di sensazioni agrumate, sorrette da una bocca dalla verve spiazzante e riconoscibile tra migliaia di proposte.

Semplicemente, il benchmark della categoria.

Il dj-set e la selection di Daniel Si, hanno reso l’appuntamento una piacevole degustazione multisensoriale che ha saputo abbattere gli schemi rigidi delle fiere di settore.

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Classe 1987, dopo una laura in Economia e Finanza ed un parallelo percorso in ambito enogastronomico, Manuela Mancino si specializza nella consulenza all’Ho.Re.Ca., ad aziende di produzione e nella selezione di cibi e vini. Da sempre appassionata di food&wine, traccia i profili della propria figura professionale in età adolescenziale, con l’obiettivo di acquisire le competenze necessarie ad impiantare l’assetto strategico, gestionale ed operativo degli operatori di settore. Tecnico assaggiatore di numerose materie prime (dal vino all’acqua, dai formaggi alla pasta, passando per i salumi), si dedica in maniera peculiare allo studio del settore olivicolo, divenendo Sommelier di olio, assaggiatore di olio e di olive da mensa. Con all’attivo la partecipazione a diversi panel e giurie di settore, continua a formarsi in tale ambito tra libri, campagne e altrettanta pratica. Convinta fautrice della sostenibilità, ne fa una mission nella vita privata e lavorativa, dedicandosi allo sviluppo di variegati progetti enogastronomici. In continuo viaggio tra l’Italia e all’estero, trova spunti interessanti per la propria attività di critica di settore, nella speranza di fornirne una visione trasversale ed una lettura “dal campo alla tavola”.
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