C’è Bertani e Bertani
Come tutte le dinastie si arriva sovente ad un punto in cui le strade si dividono e si percorrono vie molto diverse almeno come approccio.
E se una parte della famiglia Bertani è stata acquista dalla Angelini Wine&Estates, società creata dalla azienda Farmaceutica Angelini, una coppia di fratelli ha deciso di mantenere un approccio “vecchio stampo” dell’eredità che fu, avviando una nuova etichetta, la Tenuta Santa Maria dei fratelli Bertani.

Le prime testimonianze documentate della presenza e dell’attività della famiglia Bertani in Valpolicella risalgono al 1567, anno in cui il pagamento di tasse ai monasteri locali attesta una produzione viticola già attiva.
È nel XVI secolo che compaiono le prime mappe del brolo, dove sorge la Tenuta.
22 ettari racchiusi da un muro lungo 3,5 chilometri e alto quattro metri, concepiti secondo una visione sorprendentemente moderna.
Ispirato alla logica dei Clos borgognoni, questo spazio delimitato nasce per proteggere un microcosmo produttivo in cui suolo, esposizioni e microclima concorrono a definire un’identità precisa e riconoscibile.
Un luogo unico nel cuore della Valpolicella, pensato fin dalle origini per la nascita di grandi cru.
Nel 1735 infatti prende forma il complesso architettonico con la costruzione della cantina e del brolo cintato.
Fin dalle origini, si tratta di un progetto unitario, concepito attorno al vino come cuore dell’attività produttiva e culturale della Tenuta.
Nel corso dell’Ottocento, la famiglia Bertani si afferma come riferimento nel panorama enologico veronese.
In questo contesto si inserisce la figura di Gaetano Bertani che nel 1883 introduce il sistema di allevamento Guyot e l’alta densità di impianto, contribuendo in modo decisivo all’evoluzione del vigneto.
A fine secolo, la famiglia partecipa alla fondazione della prima associazione di produttori veronesi, antesignana del Consorzio della Valpolicella.

Su queste fondamenta storiche si è sviluppata la vocazione produttiva di Tenuta Santa Maria.
Oggi, l’azienda è guidata dai fratelli Giovanni e Guglielmo Bertani, figli di Gaetano Bertani.
Cintato fin dal XVI secolo e concepito sin dall’origine per la produzione di vini di pregio, il Brolo conserva un’identità che richiama quella dei grandi Clos di Borgogna.
Il vigneto murato rappresenta una delle più rare e antiche testimonianze italiane di paesaggio vitato custodito, nato per preservare le migliori parcelle della valle.
Il Brolo integra anche una porzione di foresta, ricreando in forma protetta l’ecosistema originario della Valpolicella.
Nella parte più alta del brolo, uno dei più antichi di Italia, nasce il loro prodotto più importante, il Brolo dei Poeti.

Si tratta di un Amarone Classico Riserva DOCG, l’Amarone più raro e rappresentativo della Tenuta, prodotto esclusivamente nelle annate eccezionali.
La prima annata di questo Cru è il 2007, vendemmia manuale con una prima selezione dei grappoli direttamente in vigna, seguita da una seconda selezione in cantina.
L’appassimento avviene in modo naturale per circa tre mesi sulle arelle di canna ed è controllato quotidianamente.
Le fermentazioni e le macerazioni si svolgono separatamente in acciaio per trenta trentacinque giorni.
L’affinamento è di ben quattordici anni in grandi botti di rovere di Slavonia, assemblaggio in cemento e ulteriori dodici mesi di riposo in bottiglia.
La Tenuta adotta pratiche agronomiche misurabili e a basso impatto, aderendo ai protocolli Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) e intraprendendo il percorso verso la certificazione biologica.
Tutto questo è stato possibile constatarlo in una presentazione abbinamento al Ristorante Ozio di Roma.

L’azienda opera anche nel territorio del Soave Lepiga che abbiamo degustato come aperitivo nell’annata 2025.
Fresco e sapido, assolutamente piacevole come beva.
Ad accompagnare il primo piatto, fiori di Zucca in tempura e ripieni di burrata Pugliese, pomodori essiccati e maionese al basilico (ottimo e delicato piatto) Torre Pieve Chardonnay IGT 2024 e il Valpolicella Classico Superiore 2024.
100% chardonnay fa, in parte, fermentazione e affinamento in barriques di rovere francese.
Con sentori di frutta bianca, come la mela di frutti esotici si combina bene con la vaniglia dovuta alla botte, rendendolo morbido al palato.
Il Valpolicella si offre rosso brillante alla vista, frutti rossi non maturi al naso e al palato offre una bella estensioni di sapori che comprende anche il pepe e note balsamiche.
Con il Valpolicella Ripasso Classico Superiore 2022, ci è stata proposto pappardelle di farina di segale con ragù di salsiccia di Cinta Senese, con crema e cialda croccante di scalogno (ottimo piatto, mi ha stupito la pappardella ed era tanta fatta bene la cialda di scalogno che me la sono mangiata nonostante non sia normalmente di mio gusto).
Con una seconda lunga macerazione e fermentazione sulle vinacce dell’amarone, fa due anni in botte grande di rovere.
Questa seconda macerazione è condotta con estremo equilibrio, il vino al palato si presenta fresco e croccante per la frutta rossa, con note di pepe e liquizia, un tannino delicato con sapidità e acidità che ne mantengono una freschezza nonostante la formula “ripasso”.
Si chiude con gli Amaroni, il Classico Riserva 2020 e il Classico Riserva “Brolo dei Poeti” 2007.
Nel primo caso siamo di fronte ad un Amarone completamente diverso da come siamo stati abituati negli anni passati, e meno male.
Con oltre 5 anni di affinamento in botti grandi, non ha niente di quel sapore zuccherino e marmellatoso che accompagnava il concetto di Amarone.
Al contrario, si presenta fresco con acidità e sapidità ben bilanciate che mitigano il tenore alcolico e un tannino molto ben levigato.
Il “Brolo dei Poeti” è come osservare un quadro di Raffaello.
Più lo si osserva e più ne cogli la bellezza.
Con una persistenza che appare infinita, cogli la frutta matura ma anche appassita secca, non dolce.
Granato alla vista, ha note di tabacco e spezie, un vino che non necessità di abbinamento al cibo.
Il piatto che accompagnava questi due vini spalla di agnello cotto a bassa temperatura, servita con piselli, pan brioche, cialda croccante e fondo bruno (su questo piatto esprimo dubbi sulla sua riuscita).
Ottimo a chiudere il millefoglie di pane accompagnato da una Recioto della Valpolicella 2022.
Via Orazio 21, 00193 Roma








