“Sarotto” di famiglia

Percorsi di Gusto Sarotto 22 ottobre 2026 Antica Pesa Roma © Fabrizio Perilli per Francesco Vignali Photography

“Sarotto” di famiglia

Elena Sarotto rappresenta la settima generazione della omonima cantina.

92 ettari vitati che hanno alle spalle una storia iniziata nel 1820, quando Giuseppe Sarotto, capostipite della famiglia, da Barbaresco giunge a Neviglie.

È lui a intraprende per primo l’attività vitivinicola, seguito poi dal figlio Giovanni e dal nipote Luigi Giovanni.

Foto dal sito

La produzione in origine è limitata al Dolcetto ed è solo nel secondo dopo guerra, con Angelo, che la produzione si apre ad altre tipologie di vini, come il Moscato, la Freisa e la Barbera.

Ma la vera svolta avviene con Roberto, il padre di Elena.

Nel 1984 il figlio di Angelo si diploma alla scuola di enologia di Alba prospettando un nuovo inizio per l’attività di produzione vinicola che si era fermata anni prima.

Sette anni più tardi, l’acquisto di una proprietà di 20 ettari in Barolo costituisce un punto di svolta per lo sviluppo dell’azienda.

In pochi anni vengono annessi vigneti nel territorio del comune di Neive, aggiungendo così il Barbaresco alla propria gamma.

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Intorno ai primi anni ’90, Roberto e sua moglie Aurora, spingono le loro ambizioni ancora più lontano, precisamente nella zona di Gavi, dove verrà in seguito istituita la cantina secondaria.

Con l’avvento della Barbera d’Asti nella linea di produzione, l’azienda agricola “Roberto Sarotto” pur conservando la sua dimensione famigliare, vanta un’estensione di vigneti importante e una produzione complessiva di un milione di bottiglie.

Tra i pregi della cantina l’adozione di metodi di coltivazione e di trattamento non invasivi che fanno sì venga incoraggiata la presenza di animali selvatici e la conservazione delle risorse naturali del terreno.

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La filosofia produttiva mette insieme tradizione e tecnologia, tant’è che trova spazio un laboratorio interno che esegue tutte le analisi sul vino, tracciando le diverse fasi evolutive dalla raccolta all’imbottigliamento.

Da segnalare anche il Museo del Vino di cui dispone l’azienda e la botte più grande del mondo, certificata dal Guinness World Records, 478 ettolitri di capienza.

Quanto sopra a premessa di una degustazione dei vini da loro prodotti organizzata dal Gambero Rosso presso il ristorante romano Antica Pesa.

Gambero rosso che nella guida del 2025 ha attribuito i Tre Bicchieri alla Barbera d’Alba Elena la Luna ’22, il cui nome è dedicato alla figlia.

Roma © Fabrizio Perilli per Francesco Vignali Photography

Primo vino in degustazione il Langhe Doc Arneis Srej 2025, dove il termine dialettale Srej indica il “bosco di cerri”, un vigneto dedicato alla sua produzione. Giovane e ben fatto, si fa notare per la persistenza più che per gli elementi varietali.

A seguire il Pinot Nero Sèiro (la stella sirio), annata 2024, che ha nella sua produzione la sua particolarità: viene infatti vinificato al 50% come rosso e al 50% come bianco con affinamento in acciaio.

Una procedura che lo rende probabilmente di più facile beva rispetto all’età, considerato che il Pinot Nero è un vitigno che ha bisogno di tempo per esprimersi al meglio.

Il Langhe Doc Rosso Lautus 2024 (elegante in latino) è un connubio tra Nebbiolo (30%) e Barbera, quest’ultimo affinato in barriques.

Al naso si presenta bene, con note sia di frutta rossa che di terziari. Persistente e complessivamente equilibrato, più giovane che pronto.

Il Barbera d’Alba Doc Elena è il vino di punta dell’azienda.

Lavorato in purezza fa 12 mesi di barriques.

Alla prova l’annata 2024, ben fatto, al naso grafite e frutta nera, al gusta frutta nera selvatica e un tocco di liquirizia, anche in questo caso più giovane che pronto.

Eelena Sarotto Roma © Fabrizio Perilli per Francesco Vignali Photography

È giunto poi il momento di Barolo e Barbaresco.

Due proposte, il Barolo Bergera Pezzole Briccobergera 2022 e il Barbaresco Riserva Gaia Principe 2020, entrambi di gran gusto, decisamente piacevoli, non necessariamente destinati all’abbinamento, anzi.

Due vini nebbiolo che trasmettono al palato il territorio di provenienza, pronti ma egualmente destinati a vivere a lungo.

A chiudere il Moscato d’Asti Docg Solatio 2025.

Una sorpresa perché dolce ma non stucchevole capace di affrontare non solo la pasticceria secca ma anche un erborinato.

 

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Giornalista professionista dal 1994, ha lavorato per diverse testate nazionali, stampa, radio e video, oltre che per alcune istituzioni politiche. Laureato in lettere, indirizzo storia contemporanea, da oltre venti anni lavora alla comunicazione di istituti scientifici, legati allo spazio e all’astrofisica spaziale. È stato Fondatore e Direttore Editoriale del magazine cartaceo Globalscience e del giornale online Artemis Scienza. È tra gli autori e curatori del libro Italia Dello Spazio 1948-2008. È autore, con Marco Spagnoli che ne è anche il regista, del documentario Spazio Italiano, dalle Origini al San Marco prodotto da Istituto Luce. Dal 2023 è sommelier professionista ed ha ripreso ad occuparsi giornalisticamente del settore agroalimentare.
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