Addio al “Può contenere” generico: verso il nuovo regolamento UE sulla PAL (Allergeni)
L’era dell’etichettatura precauzionale difensiva sta per concludersi. Con l’adozione delle linee guida internazionali del Codex Alimentarius e il nuovo mandato affidato all’EFSA, l’Unione Europea si avvia verso un regolamento vincolante sulla Precautionary Allergen Labelling (PAL) basato su soglie quantitative e dati scientifici.
Ecco cosa cambia per le aziende alimentari, i riferimenti normativi e il piano d’azione da seguire per farsi trovare pronti.
Il contesto normativo: dal Codex all’EFSA
Il percorso normativo che sta ridisegnando la gestione del “può contenere” poggia su capisaldi europei e internazionali:
Regolamento (UE) n. 1169/2011: Definisce l’obbligo di indicazione degli allergeni (artt. 9 e 21) e vieta informazioni volontarie ambigue o ingannevoli (art. 36).
Linee guida Codex Alimentarius (Luglio 2026): Adozione ufficiale delle Reference Doses FAO/OMS per la gestione degli allergeni.
Il mandato EFSA (Scadenza 31 luglio 2028): La Commissione Europea ha incaricato l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare di validare le dosi di riferimento per la popolazione UE. Sebbene il regolamento di esecuzione slitterà oltre il 2027, la rotta è tracciata.
Perché il vecchio “può contenere” non funziona più
Da oltre dieci anni l’assenza di criteri certi ha spinto l’industria alimentare a un uso eccessivo e difensivo della PAL. Questo approccio ha generato:
Confusione nei consumatori: I soggetti allergici faticano a distinguere il rischio reale da una semplice cautela legale, finendo per ignorare le avvertenze o limitare drasticamente la dieta.
Incoerenza nei controlli e richiami: Le autorità sanitarie e i programmi di sorveglianza europei continuano a evidenziare difformità significative nella gestione della contaminazione crociata tra i vari Stati membri.
La soluzione: il modello quantitativo (Reference Dose e Action Level)
Il nuovo standard — ispirato al modello VITAL e recepito dal Codex — si basa su tre parametri scientifici chiave:
Reference Dose (RfD): La soglia minima di proteina allergenica (espressa in mg) al di sotto della quale solo una percentuale minima (circa il 5%) di soggetti allergici sviluppa una reazione lieve o moderata. (Es. 0,2 mg per latte e uova; 4,0 mg per il glutine di frumento).
Reference Amount: La quantità di alimento consumata in media in una singola occasione.
Action Level (Livello di Azione): Il rapporto tra la Reference Dose e la porzione di riferimento (\text{RfD} / \text{Reference Amount}).
Se la contaminazione stimata è inferiore all’Action Level: La dicitura “può contenere” non è giustificata e va rimossa per evitare di ingannare il consumatore.
Se è superiore: La PAL è obbligatoria, oppure l’azienda deve intervenire per sanare il processo produttivo.
Action Plan: Cosa deve fare un’azienda alimentare?
Per adeguarsi per tempo ed evitare sanzioni o problemi durante gli audit di qualità (BRCGS, IFS, FSSC 22000), le aziende dovrebbero implementare un piano in 5 mosse:
1. Inventario delle PAL (Entro 30 giorni): Censire tutti i prodotti con dicitura “può contenere”, individuando le etichette basate su una prudenza storica non supportata da dati di rischio.
2. Mappatura della contaminazione crociata: Analizzare linee di produzione, attrezzature condivise, flussi d’aria e raccogliere dati certificati dai fornitori sulle materie prime.
3. Test pilota quantitativi: Applicare il calcolo RfD / Reference Amount su un campione di 2-3 prodotti, avvalendosi di analisi di laboratorio (ELISA o LC-MS/MS) su superfici e prodotti finiti.
4. Revisione di procedure e packaging: Aggiornare i protocolli interni sulla gestione degli allergeni e pianificare la rimodulazione progressiva delle etichette.
5. Monitoraggio normativo e audit: Costruire un fascicolo tecnico documentale a supporto delle valutazioni del rischio e seguire gli aggiornamenti EFSA in vista del 2028.



