Blocco tir al Sud: l’agricoltura paga il conto
La frutta non può aspettare un accordo.
Il latte non conosce tregue sindacali. Gli ortaggi non resistono all’infinito davanti a una strada sbarrata.
Nella protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti, l’agricoltura del Mezzogiorno è diventata una vittima collaterale: raccolti pronti, consegne saltate, lavoro che rischia di trasformarsi in merce da distruggere.
Confagricoltura denuncia produttori costretti a eliminare insalata, zucchine, melanzane, pomodori e frutta di stagione.
Prodotti deperibili, danni irreversibili
I blocchi hanno colpito una filiera nella quale il tempo è parte del valore.
Un carico fermo non rappresenta soltanto un ritardo: per i prodotti freschi può significare perdere la possibilità di venderli.
Le ripercussioni superano i confini meridionali: rallentamenti nelle forniture provenienti da Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata sono stati segnalati anche in Toscana.
Le ragioni economiche degli autotrasportatori meritano ascolto.
Ma scaricare il peso della protesta sugli agricoltori significa contrapporre lavoratori esposti alla stessa crisi, mentre il danno corre dai campi ai mercati.
Gomme tagliate e aggressioni: il confine superato
C’è poi un confine che nessuna rivendicazione può cancellare: la libertà di chi vuole continuare a lavorare.
In Campania sono stati segnalati pneumatici tagliati, ostacoli sulle carreggiate e conducenti costretti a fermarsi contro la propria volontà.
Le forze dell’ordine stanno raccogliendo anche segnalazioni di aggressioni e forature utilizzate per imporre l’adesione alla protesta, con camionisti bloccati persino per tre giorni.
Sono episodi da accertare nelle singole responsabilità, non comportamenti da attribuire indistintamente alla categoria.
Quando un autista deve scegliere tra consegnare e subire intimidazioni, la vertenza diventa anche una questione di sicurezza.
Circa 500 mezzi sono stati scortati in Campania per consentire le operazioni di carico e scarico.
Infiltrazioni criminali: distinguere allarmi e prove
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiesto a prefetti e questori attenzione sulle possibili infiltrazioni criminali.
Il Guardasigilli Carlo Nordio ha parlato di una forte probabilità di strumentalizzazione della protesta. Si tratta di allarmi istituzionali: non equivalgono, da soli, alla prova di una regia mafiosa dei blocchi.
Servono risposte al caro carburanti e tutela del diritto di protesta.
Ma servono anche strade percorribili e protezione per chi trasporta merci deperibili.
Perché difendere il lavoro non può significare distruggere quello altrui.
E il raccolto perduto, quando finalmente passa il camion, non torna indietro.
E non ho parlato della Sanità e il settore farmaceutico dove i rischi sono di tutti anche dei familiari degli autotrasportatori. Lì si dovrebbe procedere con il penale per direttissima.



