Data di scadenza e “Preferibilmente entro”: cosa dice davvero la legge?

Data di scadenza e "Preferibilmente entro": cosa dice davvero la legge?
Data di scadenza e “Preferibilmente entro”: cosa dice davvero la legge?
Capita a tutti di aprire la dispensa, prendere un pacco di pasta o una scatola di biscotti e accorgersi che la data impressa sul retro è superata da qualche giorno.
La reazione d’impulso di molti consumatori è quella di gettare subito tutto nella spazzatura, convinti che quel cibo sia diventato improvvisamente tossico o fuorilegge.
Tuttavia, la realtà è ben diversa: tra le diciture presenti sulle etichette alimentari esiste un divario fondamentale non solo dal punto di vista della sicurezza alimentare, ma soprattutto sul piano della normativa vigente.

Differenza tra data di scadenza e termine minimo di conservazione (TMC)

La legislazione europea e quella italiana tracciano una linea di demarcazione molto netta tra la sicurezza sanitaria dell’alimento e la sua semplice qualità organolettica.
Quando leggiamo l’indicazione tassativa “Da consumarsi entro il”, ci troviamo di fronte alla vera e propria data di scadenza, disciplinata dall’articolo 24 del Regolamento UE n. 1169/2011.
Questa dicitura viene usata esclusivamente per i prodotti altamente deperibili dal punto di vista microbiologico, come il latte fresco, la carne, il pesce, le uova e i formaggi freschi.
In questo caso, il superamento della data limite rappresenta un rischio effettivo per la salute e la vendita del prodotto oltre tale termine è severamente vietata e sanzionata dalla legge.
Al contrario, la formula “Da consumarsi preferibilmente entro il” individua il Termine Minimo di Conservazione (TMC).
Questa indicazione riguarda gli alimenti a lunga conservazione come pasta, riso, biscotti, cibo in scatola e olio.
La data riportata specifica il periodo entro il quale il produttore garantisce che l’alimento manterrà inalterate le sue caratteristiche di fragranza, sapore, consistenza e apporto nutrizionale, a patto che la confezione sia rimasta integra e conservata correttamente.
Superato questo termine, il cibo non si trasforma affatto in un elemento nocivo: potrebbe semplicemente perdere un minimo di aroma o di croccantezza, ma rimane assolutamente sicuro per il consumo umano.

Vendita di cibo scaduto: La sentenza della Corte di Cassazione

Anche dal punto di vista della giurisprudenza, il confine tra le due diciture è chiarissimo.
Molti consumatori e commercianti credono erroneamente che la presenza di un prodotto oltre il Termine Minimo di Conservazione costituisca un reato penale.
La Corte di Cassazione ha risolto definitivamente la questione con la storica sentenza n. 30858/2008 (Sezione Terza Penale).
La Suprema Corte ha stabilito in modo inequivocabile che il superamento del Termine Minimo di Conservazione (TMC) non integra alcun reato, a meno che non sia concretamente dimostrato che il prodotto si sia deteriorato o sia diventato nocivo per la salute pubblica.
A rafforzare questa impostazione è intervenuta anche la Legge n. 166/2016 (nota come Legge Gadda contro lo spreco alimentare), che incentiva espressamente il recupero e la donazione dei prodotti che hanno superato il TMC, purché l’imballaggio sia integro e lo stato di conservazione adeguato.
Quali sono le sanzioni per chi vende prodotti oltre la data?
Le conseguenze legali per i negozianti variano in modo drastico in base al tipo di indicazione riportata sull’etichetta
Prodotti oltre la data di scadenza tassativa: la vendita è severamente vietata.
Il D.Lgs. 231/2017 prevede sanzioni amministrative pecuniarie molto elevate per ciascuna confezione esposta, oltre al rischio di contestazioni penali se l’alimento risulta alterato.
Prodotti oltre il termine minimo di conservazione: la vendita non costituisce un reato penale né un illecito sulla sicurezza alimentare.
La condotta può essere al massimo contestata sul piano delle pratiche commerciali scorrette se il commerciante non informa l’acquirente (ad esempio applicando uno sconto o inserendo il cibo in un reparto dedicato), ma l’articolo non è considerato pericoloso.
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Vesuviana DOC come il pomodoro del piennolo, le albicocche, lo stoccafisso, il baccalà e mille altre cose che qui, alle pendici del Vulcano, crescono e si cucinano. Laureata in giurisprudenza e avvocato, ho da sempre la passione per la scrittura ed il giornalismo che coltivo ormai da anni. Mi divido tra il sociale e culturale e il cibo. Dopo esperienze di rilievo sono approdata in "DI Testa e di Gola" dove ricopro il delicato ruolo di Vicedirettore e scrivo di cibo a tutto tondo.
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