L’Altopiano di Asiago: terra di sapori, memoria e comunità
Vivo da 16 anni sull’Altopiano dei Sette Comuni, quella che Mario Rigoni Stern – nostro illustre scrittore e memoria viva di Asiago – chiamava con amore e malinconia “la mia patria di neve e di boschi”.
Qui sono nate le mie figlie, che hanno frequentato tutte le scuole di questo lembo di montagna sospeso tra Veneto e Trentino.
La mia figlia più giovane, Nora, oggi frequenta con passione l’Istituto Alberghiero di Asiago, un vero polo scolastico di riferimento per i ragazzi dell’intero altopiano.
Questa scelta mi rende orgogliosa, perché racconta una storia di continuità: crescere tra le tradizioni di montagna e formarsi per custodirle, interpretarle e innovarle, portando nel mondo i sapori e i valori della nostra terra.
L’Altopiano di Asiago non è solo un luogo geografico: è un intreccio di comunità, di storie secolari, di resistenza e rinascita dopo le distruzioni della Grande Guerra.
Qui, ogni borgata e ogni contrada custodisce una memoria fatta di sacrificio e resilienza.
Le genti Cimbre, che per secoli hanno vissuto in queste valli isolate, hanno saputo trasformare un ambiente aspro in un patrimonio di cultura, solidarietà e cucina povera ma generosa, come si dice “scarpa grossa, mente fine”.
Come scriveva Rigoni Stern: “Noi siamo ciò che resta della nostra storia e di chi ci ha preceduto.”
E la cucina, in questo senso, è forse la più intima forma di memoria collettiva: ogni piatto racconta un mondo che resiste, pur aprendosi al presente.
Gastronomia di montagna: semplicità e raffinatezza
La cucina dell’Altopiano di Asiago nasce dall’essenzialità.
In un territorio di montagna, per secoli segnato da inverni lunghi e rigidissimi, gli ingredienti principali erano patate, cereali, erbe spontanee e latticini.
Da questi elementi, le donne di casa hanno saputo creare ricette di straordinaria bontà, capaci di scaldare l’animo oltre che il corpo, basti pensare alle lunghe camminate con metri di neve per accompagnare i figli a scuola, dal medico e l’ostetrica a faceva partorire a casa, parlo specialmente degli anni ‘30/’40.
Oggi, la gastronomia di montagna sull’Altopiano ha trovato un equilibrio prezioso tra tradizione e innovazione.
A guidare questa nuova stagione sono chef come Alessandro Dal Degan, volto noto della cucina italiana e anima del ristorante “La Tana Gourmet” di Asiago, una vera fucina di creatività culinaria.
Dal Degan ha saputo reinterpretare gli ingredienti della tradizione – patate, tarassaco, funghi, erbe selvatiche – trasformandoli in esperienze gastronomiche raffinate, capaci di sorprendere senza mai tradire l’autenticità delle origini.
Il suo lavoro è emblematico di una nuova sensibilità: il recupero della montagna come luogo non solo di ricordi, ma anche di innovazione culturale e gastronomica.
La sua cucina si muove tra ricerca e memoria, portando l’Altopiano in dialogo con il mondo.
Tra i prodotti simbolo dell’Altopiano, le patate di Rotzo occupano un posto speciale.
Coltivate da secoli sugli altipiani soleggiati di questo piccolo comune, sono note per la loro pasta compatta e saporita, adatta a gnocchi, zuppe e piatti di forno.
La loro storia è legata alla capacità degli altopianesi di adattarsi: introdotte nell’Ottocento come coltura di sussistenza, le patate di Rotzo hanno garantito nutrimento nei periodi più difficili.
Oggi sono presidio di qualità e vengono celebrate in sagre e manifestazioni che richiamano visitatori da tutto il Veneto.

Ricette classiche con le patate di Rotzo
- Gnocchi di patate
Lessate le patate con la buccia, pelatele e schiacciatele. Impastate con farina e un uovo, modellate in piccoli gnocchi e conditeli con burro fuso e salvia, oppure con il ragù di selvaggina, molto amato sulle nostre tavole. - Zuppa di patate e porri
Un piatto povero ma delizioso: patate a cubetti cotte lentamente con porri stufati e brodo vegetale, servite con crostini di pane nero e un filo d’olio extravergine. - Tortino di patate e formaggio Asiago
Uno sformato caldo e filante, alternando strati di patate di Rotzo con fette di Asiago DOP fresco e stagionato, gratinato in forno fino a crosta dorata.
Il tarassaco
In primavera, i prati dell’Altopiano si tingono del giallo vivace del tarassaco ovvero come lo chiamo io “l’oro verde dei prati”, che qui chiamiamo anche pissacan.
Un’erba umile, spesso considerata infestante altrove, ma che in montagna è diventata protagonista di piatti genuini e salutari.
Il tarassaco ha effetti positivi riconosciuti: è depurativo, ricco di vitamine A, C e K, favorisce la digestione e sostiene il fegato.
Per le nostre nonne era una vera medicina naturale, raccolta nei prati e cucinata fresca.
Lo si trova nelle insalate primaverili, lessato e condito con uova sode e pancetta croccante, oppure stufato come contorno.
Le confetture
Alcuni lo usano persino per preparare sciroppi e marmellate dal gusto amarognolo e particolare.
Non si può parlare di cucina di montagna senza ricordare le confetture.
Quelle dell’Altopiano si distinguono per la genuinità: frutti di bosco come mirtilli, lamponi, ribes e more, raccolti nei mesi estivi, diventano conserve capaci di portare l’estate nei mesi invernali.
Il gesto di aprire un vasetto è quasi un rito familiare: significa riportare a tavola il profumo del sottobosco, i colori intensi dei frutti e la pazienza delle mani che li hanno raccolti.
Le marmellate accompagnano sia le fette di pane contadino sia i formaggi tipici, in abbinamenti che sorprendono per equilibrio e armonia.
La storia
L’Altopiano di Asiago è anche terra di storia profonda.
Abitato da popolazioni di origine cimbra – discendenti dei coloni tedeschi insediatisi qui tra il XII e il XIII secolo – conserva ancora tracce linguistiche e culturali uniche.
Le comunità montane hanno sempre vissuto di pastorizia, agricoltura di sussistenza e artigianato, sviluppando un forte senso di identità e autonomia.
Il periodo più drammatico fu la Prima Guerra Mondiale.
Il fronte passava proprio qui, e l’Altopiano divenne scenario di battaglie sanguinose.
Asiago e gli altri paesi furono distrutti e ricostruiti nel dopoguerra.
Questa esperienza segna ancora oggi il carattere dei cittadini: resiliente, sobrio, ma capace di guardare avanti con coraggio.
La comunità altopianese è coesa: le feste patronali, le sagre paesane e gli eventi culturali tengono vivo un senso di appartenenza raro.
Ogni borgo – da Gallio a Rotzo, da Roana a Foza, da Lusiana Conco a Enego – porta una specificità, ma l’identità comune è quella di un popolo di montagna che non ha mai dimenticato le proprie radici.
La formazione scolastica
Un tema a me molto caro è la formazione scolastica sull’Altopiano.
Qui le mie figlie hanno frequentato tutte le scuole, vivendo un percorso educativo che valorizza il legame con il territorio.
Asiago è un polo scolastico importante, con istituti che spaziano dall’indirizzo scientifico al linguistico, dal tecnico al professionale, fino al prestigioso Istituto Alberghiero, che mia figlia Nora sta frequentando.
Questo istituto è un vero fiore all’occhiello: forma futuri chef, camerieri, professionisti della ristorazione e del turismo, offrendo ai ragazzi una preparazione moderna ma sempre radicata nella tradizione gastronomica locale.
Vedere studenti che imparano a trasformare le patate di Rotzo in gnocchi, che conoscono il tarassaco e lo propongono in ricette creative, significa assistere a un passaggio di testimone tra generazioni.
L’Alberghiero di Asiago non è solo una scuola: è il simbolo di un territorio che investe sul futuro dei suoi giovani.
La comunità
Vivendo qui, sento ogni giorno la forza della nostra comunità.
I cittadini dell’Altopiano, pur avendo affrontato secoli di emigrazione, guerre e difficoltà economiche, hanno saputo custodire i valori di solidarietà e ospitalità.
Oggi il turismo è una delle principali risorse, ma sempre più spesso si cerca di proporre un modello sostenibile: un turismo che non consuma la montagna, ma la rispetta e la valorizza.
La gastronomia, l’artigianato, la memoria storica e la cultura sono parte integrante di questa proposta.
E come scriveva ancora Rigoni Stern: “Il futuro non è mai sicuro, ma noi possiamo coltivarlo come un campo, con pazienza e cura, come facevano i nostri vecchi.”
L’Altopiano di Asiago è un microcosmo straordinario, dove la cucina di montagna, la memoria storica e la comunità si intrecciano in modo indissolubile.
La gastronomia
Qui la gastronomia non è solo nutrimento, ma racconto: delle patate di Rotzo, delle erbe di prato come il tarassaco, delle marmellate di bosco, dei formaggi che portano il nome del nostro paese nel mondo.
Chef come Alessandro Dal Degan rappresentano la capacità di rinnovare senza tradire, di guardare avanti senza dimenticare.
E i nostri giovani, come mia figlia Nora e i suoi compagni dell’Alberghiero, sono il segno concreto di una continuità che ci rassicura: la nostra montagna ha ancora molto da dire.
Vivere qui, tra le parole di Rigoni Stern e le voci delle nuove generazioni, significa abitare un luogo che non smette mai di raccontarsi.
E come madre, come cittadina e come amante di questa terra, non potrei desiderare un destino migliore.



