Michele Placido a Laterza tra pane e vino

Michele Placido a Laterza tra pane e vino.

Tra pane, cinema, teatro e calici di terra: Michele Placido e l’incantesimo di Laterza

Ci sono serate che si programmano per settimane e altre che, semplicemente, ti piombano addosso all’improvviso.
La mia esperienza con la tappa dell’Oscar del Libro a Laterza è stata proprio una di queste.
A poche ore dall’inizio dell’evento, la conduttrice Manila Gorio mi chiede di salire sul palco insieme a lei per dialogare con un grande maestro dello spettacolo italiano: Michele Placido.
La mia risposta è stata un immediato sì.
Quando il destino ti offre un palco, una piazza gremita e un gigante del cinema e del teatro, tirarsi indietro sarebbe un’eresia.

Il simposio gastronomico e il re della tavola: il Pane di Laterza

La magia della serata è iniziata ben prima dell’accensione dei riflettori.
A fare da preludio alla tappa del premio itinerante si è tenuto un raffinato simposio gastronomico, un momento intimo e sensoriale dedicato alle eccellenze del territorio.
Il protagonista indiscusso della tavola è stato il celebre Pane di Laterza, che ha letteralmente conquistato tutti i commensali.
Vedere un artista del calibro di Michele Placido, apprezzare con genuino entusiasmo la crosta croccante e la mollica profumata del grano locale, è stato il primo vero incantesimo della notte: la terra che chiama la terra.

Michele Placido: tra teatro, cinema e passione per la vigna

Il legame con la terra è emerso con forza anche durante l’incontro pubblico.
Sul palco di Piazza Vittorio Emanuele, oltre all’attore, al regista e al narratore di storie, si è raccontato l’uomo della vigna: il viticoltore che conosce a fondo il lavoro nei campi e il valore dell’attesa.
Il vino e il pane condividono una dimensione davvero ancestrale: nascono dal suolo, attraversano il tempo e finiscono per raccontare molto più di ciò che assaporiamo nel piatto o nel bicchiere.
Piazza Vittorio Emanuele era gremita e attenta quando, in un pomeriggio feriale di metà settembre, è calato un silenzio quasi religioso.
Da lì è nato un dialogo profondo in cui libri, cinema, teatro, spiritualità ed enogastronomia si sono sfiorati e intrecciati.
Quello che poteva sembrare un accostamento insolito si è trasformato in un’armonia perfetta, dando vita a una narrazione sorprendentemente fluida che ha penetrato le menti e gli animi.

La grande scuola recitativa e il legame tra vino e teatro

Mentre la voce di Placido riempiva la piazza con la gravità magnetica dei grandi interpreti, il mio alter ego — The Wine Witch — ha iniziato a cercare la trama invisibile che lega una grande battuta teatrale a un calice sincero.
Il maestro ha voluto regalarci la sorpresa di un suggestivo monologo.
Nell’intensità di ogni sillaba e nella gestione misurata delle pause è emersa la tempra dell’attore di vecchia scuola, l’impronta inconfondibile dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” , si è manifestata in maniera superba.
Un’impronta oggi sempre più rara da rintracciare, in un panorama contemporaneo dominato da una popolarità rapida che spesso prescinde dallo studio rigoroso.
Proprio come un grande vino richiede una fertile vigna, attesa e lavoro di cantina per non trasformarsi in un prodotto industriale da scaffale, così l’arte dell’attore richiede scuola, disciplina e studio per non ridursi a una fugace e mediocre meteora da schermo.
Da questa riflessione è emerso un parallelismo fondamentale: se è vero che il teatro vive di finzione scenica, condivide con il grande vino una regola aurea:
  • Richiede profonda disciplina
  • Pretende estrema autenticità
  • Non tollera alcuna sofisticazione

Un plauso alla cultura e alla valorizzazione del territorio

Ospitare eventi di questa portata, dimostra quanto sia strategico investire nella cultura e nella promozione territoriale.
Va espresso un sincero plauso all’Assessorato alla Cultura del Comune di Laterza, per aver accolto e creduto fortemente nella tappa di questo prestigioso format itinerante.
Un ringraziamento speciale spetta a Manila Gorio: imprenditrice caparbia, professionista iperattiva e conduttrice di prim’ordine, capace di guidare l’Oscar del Libro e calcare la scena con rara maestria e naturalezza.

Il ricordo di una notte speciale

Siamo scesi dal palco con la consapevolezza di aver vissuto un raro momento di sospensione del tempo. La risposta più bella della serata non era scritta in alcun copione, ma galleggiava tra:
  1. L’applauso caldo e sincero della piazza
  2. Il profumo avvolgente del pane tradizionale
  3. Quel calice invisibile che la Wine Witch non manca mai di versare dove si celebra la bellezza.
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Ci sono percorsi che seguono una linea retta. Il mio, evidentemente, preferisce deviazioni e strade tortuose. Dopo gli studi in Filosofia e DAMS-Cinema, negli anni ho attraversato il teatro, il cinema, la comunicazione, il managment, la formazione e gli eventi. Tra microfoni, telecamere, viaggi vari assaporando idiomi, culture, saperi e sapori, a un certo punto è arrivato il vino. O forse ero io che, in realtà, stavo semplicemente tornando a casa. Ed è proprio allora, in un momento del tutto fuori dal comune, che si è schiusa ''The Wine Witch''. Non un semplice alter ego, ma una creatura metafisica emersa da una spaccatura del tempo. Accadde a Boston, durante quel magico periodo in cui il velo tra i due mondi si fa sottilissimo: la settimana di Halloween. Lì la mia devozione per il nettare degli dei si è incrociata inaspettatamente con un’atmosfera stregata e irreale, in cui persino la nebbia, i vicoli e il tappeto autunnale di foglie cadute a terra avevano preso la stessa ipnotica tonalità rossa dei miei capelli. Da allora lei non mi ha più lasciata: mi accompagna, mi stuzzica, ogni tanto ci litigo pure, ma alla fine ispira ogni mio racconto. Sommelier AIS, assaggiatrice di olio e docente di storia e tecnica del vino, oggi ricopro il ruolo di presidente e direttore tecnico di LikeApulia APS, occupandomi di progetti legati a cultura, territorio, turismo ed enogastronomia. Tra Puglia e Grecia ho trovato le mie coordinate, il mio territorio, in un Mediterraneo che sento familiare ben oltre la geografia. Lì affondano radici profonde. Le mie, invece, le porto in tasca: mi ricordano da dove vengo e vengono con me, ovunque vada. Ho parlato lingue, cambiato prospettive e, soprattutto, fatto domande. Molte, forse troppe. E quelle migliori, qualche volta, hanno trovato risposte inattese sul fondo di un calice.
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