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Il "poverello" beneventano. Un piatto senza tempo.

Confesso che non lo conoscevo sino a poco più di un mese fa.

     Il poverello beneventano è forse l’ultimo dei piatti di una dignitosa povertà di una città ridisegnata dai feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale ed oggi dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità con il suo teatro romano, i resti della città nell’area Triggio, le mura e torri longobarde, la chiesa di Santa Sofia e il suo Campanile, il Duomo e così via, sino all’Hortus Conclusus con le installazioni di Mimmo Palladino.

     In uno scenario simile l’appartenenza ad un’epoca di fame e stenti è quasi qualcosa da dimenticare o archiviare nei luoghi più nascosti della memoria.

     Proprio lì è sopravvissuto il “poverello” che come dice la parola stessa è ben distante da un ideale di piatto delle feste e nel contempo si discosta dal poverello partenopeo per il mancato uso dello spaghetto (si usano gli ziti spezzati) e dell’uovo che nelle campagne e quindi anche nella città di Benevento ha un impiego più delle feste e per piatti ricchi.

poverello

     Ecco la ricetta.

Ingredienti per 4 persone

  • 240 gr. di ziti da spezzare
  • 180 gr di patate
  • 80 gr. di cipolle bianche
  • 80 gr. di guanciale di maiale
  • Olio extravergine di oliva e Sale q.b.

Procedimento

     Lessare le patate con la buccia. Farle raffreddare, pelarle e tagliarle a cubetti di circa 2 cm per lato.

     Far rosolare il guanciale in una padella con olio extravergine di oliva. Una volta che è ben rosolato, sollevarlo e metterlo su carta assorbente.

     Affettare finemente la cipolla e farla appassire in una padella con olio extravergine di oliva. Aggiungere verso metà cottura le patate e aggiustare di sale e successivamente aggiungere anche il guanciale rosolato.

     Lessare nel frattempo gli ziti spezzati e saltarli in padella con cipolle, patate e guanciale.

     Servire con la possibilità di aggiungere formaggio vaccino stagionato (il parmigiano reggiano è perfetto anche se non filologico) e peperoncino.

     In estate garantisco che è una ricetta perfetta.

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