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Vesuvio nel bicchiere

Bosco de' Medici

     Vivo nel trevigiano da un anno e mezzo ormai. Per esigenze lavorative, la mia quotidianità scorre alimentata dal Prosecco, mentre nettari più complessi e meditativi accompagnano le serate invernali che sono solita trascorrere accanto al camino scrivendo di cibo e di vino.

Bosco de' Medici

     Quando penso alla terra natia, mi giungono alla memoria gli odori e i sapori di quel vulcano, che per anni ha rappresentato il mio punto di riferimento con la sua presenza certa e tangibile al pari di quella di un genitore. Ora che qui è giunta la primavera e nell’aria si diffondono sentori di fiori di tarassaco e cicorietta selvatica, s’insinua nella mia mente il ricordo del profumo più caldo e avvolgente della ginestra odorosa vesuviana e, con essa, la voglia di riappropriarmi di sapori enoici a me più familiari.

     Nasce così, in una splendida giornata primaverile, la mia visita all’azienda agricola Bosco de’ Medici a Pompei, la cui zona di produzione è sita a circa 250 mt slm.

Bosco de’ Medici

Bosco de' Medici     L’azienda, con i suoi quattro vini in degustazione, offre una panoramica completa sui vitigni più floridi e interessanti di tutta l’area vesuviana: falanghina, caprettone, aglianico e piedirosso.

     Badate bene che è molto difficile, per una vesuviana, dimenticare i vini della sua terra d’elezione. E questo perché i terreni vulcanici del Vesuvio sono tra i migliori per la coltivazione della vite e la qualità produttiva. La presenza nel suolo di minerali quali fosforo, magnesio e potassio concede ai vini complessità e sapidità uniche, che si traducono in profumi intensi e fini. Inoltre, le caratteristiche sabbiose del terreno rendono impossibile la sopravvivenza di parassiti dannosi come la fillossera, facendo sì che le viti si sviluppino a piede franco – senza necessità di innesto quindi – e crescano più longeve e robuste.

     Quale piacevolissima conferma il ritrovare tali aspetti in tutti e quattro i vini di Bosco de’ Medici, e per di più con il valore aggiunto dell’ottima freschezza che li contraddistingue!

Ma andiamo con ordine, partendo dai due bianchi

     Il Lavaflava, o Lacryma Christi del Vesuvio Bianco DOC, ed il Pompei, o Pompeiano Bianco IGT. Entrambi del 2015, che poi è l’anno in cui inizia la collaborazione con l’enologo Vincenzo Mercurio e l’azienda decolla definitivamente nel firmamento vitivinicolo.

Bosco de' Medici

     Degusto contemporaneamente i due vini per meglio comprenderne le sfumature gusto-olfattive. Sebbene si tratti dello stesso uvaggio, ma con percentuali differenti delle due uve a bacca bianca, le differenze si avvertono durante tutte le fasi della degustazione. La mia fortuna è quella di essermi imbattuta in bianchi più che pronti, in cui le peculiarità dei due vitigni in questione si stanno esprimendo al meglio. Così il caprettone, che qui riesce a restituire il carattere affumicato e minerale del suolo vulcanico in cui mostra di adattarsi virtuosamente, e la falanghina, che partecipa qui con la sua acidità sostenuta e il suo sapore asciutto e nel contempo vellutato.

     Con questi due bianchi, permettetemelo di dire, la mia mente è arrivata a taluni vini del Collio Goriziano, territorio che ho avuto spesso modo di approfondire da quando vivo nel nordest.

E passiamo ai due rossi

     Il Lavarubra o Lacryma Christi del Vesuvio Rosso DOC, e il Pompei o Pompeiano Rosso IGT, nei quali come nei bianchi l’uvaggio è lo stesso seppur con percentuali differenti dei due vitigni aglianico e piedirosso.

Bosco de' Medici

     Ciò che qui emerge è l’estrema pulizia al naso di entrambi i vini, il che si traduce in eleganza olfattiva. Niente “puzzette” irrispettose da piedirosso, per intenderci. L’enologo Mercurio ha saputo trattare questi rossi col rispetto dovuto ed io faccio altrettanto affermando che lascio ai successivi anni che verranno il compito di innalzare ulteriormente questi vini dalle potenzialità espressive già nettamente dichiarate.

     Concordo con Antonio Russo, responsabile commerciale e addetto alla comunicazione dell’azienda Bosco de’ Medici – il quale ha saputo cortesemente accompagnarmi in questo tuffo nelle mie radici vesuviane – che questi vini anticipano grandi sorprese e promettono di elevare ancor più un territorio che oggi più che mai è in grado di offrire prodotti di altissima qualità.

     Risalgo al nord con un’esperienza sensoriale in più, felice di aver visto, annusato e gustato il mio Vesuvio.

Bosco de' Medici

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Ho trascorso la mia infanzia tra l’odore del mosto della cantina del mio papà e quello delle prelibatezze culinarie, di tradizione napoletana, della mia mamma. La giovinezza mi ha condotta verso studi classici, cui hanno fatto seguito la laurea in architettura e la specializzazione in curatela ed organizzazione di eventi culturali. Da allora ho continuato, parallelamente, ad alimentare la mia vocazione per il cibo e per il vino, frequentando corsi di cucina e laboratori a tema, approfondendo con studio costante e viaggi dedicati tutti gli aspetti del settore enogastronomico, e divenendo, infine, sommelier di professione. Risale a più di un anno fa, ormai, il mio trasferimento nella regione Veneto. Qui gestisco, assieme al mio compagno, un confortevole b&b tra le colline trevigiane. Luoghi incontaminati nei dintorni hanno contribuito a riappropriarmi di uno stile di vita sano ed elevare i miei sensi.