I frutti di bosco norvegesi: dalla raccolta delle bacche alla fiducia nel prossimo
La prima volta che sono atterrata in Norvegia ho pianto dall’emozione quando dal finestrino dell’aereo ho visto un’immensa foresta che mi sembrava un mare sconfinato color verde brillante.
Pini, betulle, abeti rossi sono soltanto alcuni degli esemplari che, come una rassicurante coperta, ricoprono il 37% della superficie nazionale, pari a circa 123.000 km².
Le foreste norvegesi crescono in maniera esponenziale, ben oltre le già rosee aspettative di qualche decennio fa quando, negli anni ‘60, ebbero inizio massicce campagne di riforestazione, che hanno visto coinvolte anche le scuole e i loro studenti e che hanno portato agli attuali 900 milioni di metri cubi di alberi, tuttora in continua espansione.
I frutti di bosco norvegesi
Skog è il termine norvegese per “bosco” e skogsbær (letteralmente “bacche di bosco”) sono i buonissimi frutti di bosco norvegesi.
Confesso che di molti di questi ignoravo completamente l’esistenza e scoprirli è stata una piacevole sorpresa: jordbær (fragola), markjordbær (fragolina di bosco), bringebær (lampone), blåbringebær (lampone blu), bjørnebær (mora), teiebær (mora rossa), boysenbær e loganbær (due ibridi derivanti dal lampone e dalla mora), blåbær (mirtillo), tyttebær e tranebær (due specie di mirtilli rossi), røde rips (ribes rosso), solbær (ribes nero), multe (camemoro o rovo artico), kirsebær (amarena), moreller (ciliegia), stikkelsbær (uva spina), hyllebær (sambuco), rypebær e rognebær (due tipi di sorba), slåpe (prugnolo selvatico), svartsurbær (aronia nera), krossved (viburno), krekling (empetro nero), blokkebær (vaccinium uliginosum), åkerbær (rubus arcticus), leddved (lonicera xylosteum).
Il culmine della stagione degli skogsbær va, orientativamente, da metà luglio a fine agosto e in questo periodo dell’anno i norvegesi si recano abitualmente nei boschi per godersi la natura (come sempre) e anche per å plukke (piluccare) i frutti di bosco, raccogliendone solitamente in grandi quantità, tale è l’abbondanza.
Come mangiarli
Oltre che degustarli freschi al loro stato naturale, molti li congelano oppure preparano confetture (syltetøy), succhi (saft), salse (saus).
Le bacche di bosco norvegesi non solo sono buonissime, ma possono altresì essere in grado di raccontare tradizioni e talvolta contraddizioni di un paese così affascinante come la Norvegia.
Ecco di seguito una carrellata di piccole e grandi “fruttose” curiosità.
Uno dei numerosi frutti di bosco sopra elencati viene utilizzato per realizzare un liquore tipico, consigliato anche per la preparazione di dolci: il multelikør.
I multer, che crescono solo nelle zone artiche e subartiche, sono delle prelibate bacche di colore giallo/arancione, anche soprannominate gult gull (oro giallo), skogens gull (l’oro del bosco) e fjellets gull (l’oro della montagna).

Il procedimento per la realizzazione del liquore è di per sé semplice, tuttavia bisogna lasciare macerare a lungo il composto prima che sia pronto per la degustazione.
Come si fa il multelikør?
Per ogni chilo di multer occorrono un litro di alcool e mezzo chilo di zucchero, il composto deve macerare ben 3 mesi, dopodichè si filtra e finalmente si può gustare, perdendo lo sguardo nel suo colore ambrato e assaporando il suo gusto fruttato e corposo.
L’alcool da utilizzare per la realizzazione del multelikør deve avere una gradazione di 60º, ossia la gradazione massima consentita in Norvegia.
Cosa sono i tyttebær?
Un altro modo interessante di utilizzare i frutti di bosco è quello riservato ai tyttebær: ebbene una salsa di queste bacche (che appartengono alla famiglia dei mirtilli rossi) viene spesso servita come accompagnamento a pietanze di carne.
Dall’arrosto allo stufato al burger di alce quasi sempre il piatto si presenta in questo modo: carne affiancata da patate e da broccoletti e/o qualcosa di simile con l’aggiunta del tocco rosso dei rørte tyttebær, che conferiscono una piacevole freschezza alla pietanza servita.
Pane e fragole
In Norvegia è molto diffuso un modo semplice e gustoso di mangiare le fragole: fetta sottile di pane tostato sulla quale si spalma del burro (o yogurt o formaggio cremoso), si aggiungono le fragole tagliate grossolanamente e si completa con miele e/o frutta secca.
La brødskive med jordbær (fetta di pane con fragole) esprime l’essenzialità dei norvegesi, un popolo senza fronzoli, pratico, che dedica un tempo infinito alla fase di raccolta delle fragole nei meravigliosi boschi norsk e pochi minuti alla loro preparazione a tavola, un popolo che trova la sua soddisfazione (culinaria) soprattutto nella semplicità e in quel cibo tanto apprezzato che qui definirebbero “helt rå” (completamente rustico).
Che fine hanno fatto le fragoline di bosco?
Una per me sbalorditiva curiosità sugli skogsbær attiene alle fragoline di bosco (markjordbær) o meglio alla loro totale assenza dai banchi di vendita: da Tromsø ad Arendal, passando per Trondheim e per Oslo, le fragoline di bosco sono fuori commercio.
Secondo i molti norvegesi da me interrogati sul punto probabilmente ciò avverrebbe perché le fragoline si trovano nei boschi e tutti le raccolgono lì abitualmente, senza bisogno di doverle comprare, di conseguenza nessun imprenditore avrebbe interesse a commercializzarle.
Tuttavia questa ricostruzione non tiene conto del fatto che altri frutti di bosco, pur essendo anch’essi abbondanti nelle foreste norvegesi, sono invece normalmente in vendita, anzi la loro offerta è talmente alta che essi vengono anche importati da Olanda, Polonia, Serbia, Marocco, Perù (mi riferisco a fragole, mirtilli e lamponi, amati quanto le fragoline).
In definitiva, la mia domanda non ha ancora ricevuto una valida risposta e io tuttora mi dolgo di non poter preparare nel mio laboratorio quei dolci tipici italiani per i quali le fragoline di bosco appaiono elemento fortemente caratterizzante.
Alcuni frutti di bosco sono esclusivamente vilt ossia selvaggi, mentre altri si trovano anche di coltivazione, tra questi ultimi certamente fragole, mirtilli e lamponi.
La raccolta fai da te
A questo proposito in Norvegia è molto diffusa la pratica del selvplukk ossia la raccolta fai da te: ognuno può recarsi presso i campi coltivati e raccoglierne da sé i frutti.
In questo modo si ottengono numerosi vantaggi: i frutti possono essere scelti uno a uno conformemente ai gusti personali, sono prodotti più che a chilometro zero, si trascorre del tempo nella natura con la certezza di trovare il bottino desiderato e si abbattono notevolmente i costi di acquisto, i quali corrispondono a circa la metà dei prezzi del supermercato.
Per esempio al supermercato le fragole si vendono mediamente a 120 korone al chilo – circa 10€ – mentre con l’autoraccolta possono vendersi anche a 60 korone al chilo – circa 5€ – , un gran bel vantaggio dovuto al fatto che in Norvegia la manodopera costa tantissimo quindi, eliminata questa voce di spesa, il coltivatore ben può offrire i suoi prodotti a prezzi bassi.
Ma la pratica del selvplukk è ancor più interessante per altri motivi, che vanno al di là del fatto concreto di raccogliere da sé i prodotti del campo (non solo frutta, ma anche tuberi, ortaggi…).
Basti considerare che molto spesso il coltivatore non è presente al momento della raccolta individuale, né sono presenti suoi delegati.
Come funzione la raccolta fai da te?
Lo scenario è il seguente: campo coltivato pieno di succulenti frutti che aspettano solo di essere raccolti, arrivo del goloso desideroso di quei frutti, raccolta fai da te e operazioni di peso nonché di pagamento altrettanto fai da te, in completa autonomia e senza supervisione alcuna da parte di nessuno.
Normalmente si paga tramite un’applicazione del cellulare chiamata “vipps” in virtù della quale, detto in maniera estremamente semplice, i soldi passano da un conto corrente all’altro con effetto immediato e con la stessa facilità con cui si scrive un messaggio (il coltivatore lascia il suo numero di telefonino/vipps nei pressi della bilancia).
Se chi raccoglie i frutti non ha l’applicazione vipps utilizzerà quel numero di telefonino del coltivatore semplicemente per chiamarlo e invitarlo a venire al campo per ricevere il pagamento con carta o in contanti.
La fiducia nel prossimo
Questo si chiama Tillit (fiducia) ed è il principio cardine della società norvegese.
Numerosi e autorevoli studi sono condotti sul principio del Tillit e di esso sono state date molte definizioni, forse quella che rende materialmente l’idea di come funziona la società norsk è la seguente: la fiducia norvegese si sostanzia nell’aspettativa da parte di una persona che le altre persone compiranno (o si asterranno dal compiere) determinate azioni e quindi la persona compie essa stessa un’azione sul presupposto che le altre si comporteranno in un certo modo.
Applichiamo questo principio al nostro caso: il coltivatore si aspetta che i golosi peseranno correttamente il loro raccolto e che pagheranno esattamente quanto dovuto, pertanto, sulla base di tale presupposto, il coltivatore compie la sua azione di allontanarsi dal campo confidando nel fatto che i golosi procederanno legittimamente.
Il coltivatore sa che c’è un rischio in questo e sa che sta agendo senza precauzioni, ma si aspetta che le altre persone non tradiranno la sua fiducia.
Il concetto del Tillit
E così i bambini norvegesi lasciano i loro giochi incustoditi, perché si aspettano di ritrovarli lì dove li hanno lasciati.
I postini hanno la disponibilità di chiavi che possono aprire tutti i portoni degli edifici in cui devono consegnare la posta, perché ci si aspetta che loro non useranno quelle chiavi per finalità arbitrarie.
Le porte di ingresso delle case non sono porte blindate, ma semplici porte non molto diverse da quelle interne all’appartamento, perché ci si aspetta che nessuno violi il domicilio altrui.
Al lavoratore dipendente è riconosciuta la malattia senza necessità di alcun controllo medico, perché basta la sua autodichiarazione della quale non si ha motivo di dubitare (per i primi 3 giorni, poi sarà il medico di base del lavoratore a intervenire e valutare se la malattia persiste).
Se qualcuno perde un oggetto, fosse anche un gioiello, non si dispera perché si aspetta che se ripercorre a ritroso la stessa strada lo ritrova esattamente dove lo si è perso o addirittura meglio posizionato da qualche passante (per esempio appoggiato su una panchina o su un muretto) per essere salvaguardato dalle intemperie ed essere più facilmente ritrovato dal proprietario.
Nel periodo del covid non sempre lo stato norvegese ha emanato delle vere e proprie leggi, limitandosi spesso a formulare delle semplici raccomandazioni, perché si aspettava che il cittadino le avrebbe rispettate a prescindere dalla loro vincolatività giuridica (fiducia dello stato verso il cittadino) e il cittadino ha effettivamente osservato quelle raccomandazioni, perché presupponeva che lo stato avesse agito per il bene pubblico (fiducia del cittadino verso lo stato).
Il Tillit dona stabilità e armonia sociale
Appare in maniera solare quanto il sistema del Tillit contribuisca fortemente a ridurre i conflitti e a favorire stabilità e armonia sociale.
Preciso che la Norvegia non è il paradiso, come qualunque altro paese al mondo ha suoi pregi e i suoi difetti, ma devo dire che i suoi pregi spesso mi fanno dimenticare i suoi difetti.
A ogni buon conto, la mia sensazione è che il sistema norvegese del Tillit possa esistere solo in Norvegia, ossia in un paese in cui detto meraviglioso principio è talmente impresso nelle persone, nella società e nella storia norvegese che effettivamente ci si può davvero aspettare che esso venga tanto ossequiosamente quanto spontaneamente onorato, eventualità questa che non mi aspetto, con la stessa certezza, in altri luoghi.
Ed è interessante approfondire come questo principio si coniughi con la massiccia immigrazione che negli ultimi decenni ha portato in Norvegia decine e decine di migliaia di persone non cresciute con pane e Tillit.
La domanda è se gli stranieri trasferitisi in Norvegia abbiano anch’essi una forma mentis basata sulla fiducia nel prossimo. Se così non dovesse essere, l’immigrato si comporterà con diffidenza ovvero non compirà quelle azioni/omissioni che il norvegese si aspetta dagli altri. Questo potrebbe compromettere il sistema del Tillit, che invece va salvaguardato.
A questo proposito, secondo una recente statistica (2025) di IMDi (ente responsabile dell’attuazione della politica di integrazione del governo), tra tutti gli immigrati in Norvegia quelli provenienti dalla Germania e dalla Svezia hanno molta fiducia nel prossimo, mentre quelli provenienti dalla Polonia, dalla Siria e dalla Lituania hanno scarsa fiducia nel prossimo.
In conclusione, mio caro lettore, da qualunque parte del mondo tu venga, io mi aspetto che mi porterai in Norvegia le fragoline di bosco, non deludere il mio Tillit!



