La cucina di Cristina Bowerman al Biancavilla Etna Wine Forum

Oplus_16908288

La cucina di Cristina Bowerman al Biancavilla Etna Wine Forum.

Le manifestazioni enologiche che sono nate negli anni passati, che fanno riferimento solo ed esclusivamente ai vini, sono quasi obsolete.

Ultimamente ogni manifestazione nell’ambito vitivinicolo, sta inserendo il mondo della cucina, o di prodotti come formaggi, insaccati, visto e considerato che sono complementari l’uno per l’altro.

Ed in fin dei conti è una cosa ovvia, poiché è di uso e costume far sì che una pietanza venga accompagnata da un vino.

L’equilibrio che è necessario trovare fra la pietanza ed il vino, al fine che il vino non risulti predominante nei confronti della pietanza.

O viceversa, proprio per creare quel “terzo” sapore, dato dal “fondersi” del vino con gli ingredienti della pietanza, è un qualcosa di unico, che affascina, conquista e fa scoprire cose che neppure ci si accorgeva prima.

Su questo la manifestazione di Biancavilla Etna Wine Forum, ha saputo fare un buon lavoro, valorizzando i vini prodotti nel proprio territorio, facendoli degustare con piatti fatti da chef stellati.

Uno degli chef di quest’anno al Biancavilla Etna Wine Forum, è stata Cristina Bowerman.

Chef stellata, che basa la sua cucina principalmente su ingredienti vegetali e punta su piatti non particolarmente sofisticati e complessi.

Cristina Bowerman “nasce” come avvocato, ma pur avendo passione per la giurisprudenza, viene affascinata e catturata dall’arte culinaria, soprattutto dalla cucina vegetariana.

Allo stesso tempo bisogna puntualizzare che un tipo di cucina semplice, non significa che sia banale, ma anzi può fare apprezzare maggiormente i sapori che vengono dati dal piatto che viene ideato e realizzato.

Due sono stati i piatti presentati e realizzati davanti ai partecipanti, nel magnifico ed ampio cortile di Villa delle Favare.

Peperone arrostito ed un risotto cacio e pepe rivisitato.

Il peperone arrostito, essicato, arricchito con aggiunta di pane del giorno prima, succo del peperone, olio con erbe fresche aromatiche e mandorle tostate, ha fatto sì che un piatto semplice, divenisse una pietanza con una sua complessità, conservando le sue credenziali.

Il profumo del peperone è risultato evidente e si è preso la scena (come è giusto che sia, essendo la componente principale del piatto).

Facendo si, in tal modo, che gli aromi degli altri ingredienti fungessero da arricchimento.

Assaggiando la pietanza, si è avuta la conferma dell’esuberanza del peperone.

In bocca c’era anche una sensazione di croccante data dalla mandorla, per poi avere un tocco di freschezza dato dalle erbe aromatiche.

Si può dire che la portata ha fornito una buona corrispindenza gusto – olfattiva, avendo in evidenza il sentore ed il sapore del peperone e poi dare a corredo la presenza della mandorla, oltre a quelle fornite dall’olio e delle erbe.

In abbinamento due i vini

Etna Rosato D. O. C. di Terre di Montalto, Sole di Sud – Ovest 2024 ed un Etna Rosso D. O. C. di Travaglianti Etna’s Excellences, Nerello Mascalese 2020.

Due abbinamenti che hanno dato ai commensali la possibilità di provare due vini con la stessa pietanza.

L’Etna Rosato con la sua freschezza e con i suoi sentori di macchia mediterranea e di piccoli frutti di bosco ha accompagnato bene la pietanza, con un buon incrocio fra i sapori del peperone, che non sono stati sovrastanti, ne tanto meno sovrastati, un abbinamento equilibrato.

Con l’Etna Rosso, austero, con accenni di pietra focaia e di liquirizia, una freschezza presente e dei tannini fini e lunghi.

Se all’inizio poteva sembrare un abbinamento “azzardato”, assaggiando la portata ed accompagnandola con il vino, l’abbinamento ha funzionato.

Ferma restando una leggera supremazia nel finale del vino che alla lunga ha fatto sentire il suo carattere e la personalità.

Il risotto cacio e pepe “rivisitato”, fatto con brodo al pepe in grani e aggiunta di pecorino romano, ha espresso la sua personalità già a naso.

Sentore del pepe ancora “vivo”, che a sua volta accompagnava ed arricchiva il piatto.

Gli amidi del riso hanno in parte assorbito i sapori e lo hanno reso più delicato.

In questo caso l’abbinamento con un vino bianco, è stato quasi obbligatorio.

I.G.T. Terre Siciliane Amici Miei 2024 di Vigne di Confine, anche se può essere considerato a tutti gli effetti un Etna D. O. C..

Il fatto che i vigneti da dove provengono le uve non rientrano nella zona della D. O. C. impedisce di dare la dicitura di Denominazione di Origine Controllata, ciò non toglie che l’abbinamento ha funzionato molto bene.

La curiosità porta a provare l’abbinamento con i due vini precedenti (rosato e rosso), che con l’Etna Rosso D. O. C. Nerello Mascalese 2020 di Travaglianti Etna’s Excellences ha avuto un suo perché ed ha trovato un abbinamento ardito, ma anche allo stesso tempo che è stato funzionale.

Il servizio della serata è stato fatto dai sommelier della F. I. S. (Fondazione Italiana Sommelier), oltre ad aver scelto i vini da abbinare con le due pietanze.

 

 

 

Questo articolo è stato visualizzato: 6311 volte.
Condividi Questo Articolo
La cucina, il vino, sono oltre che dei piaceri, anche arte, cultura, studio. Tutto questo in ognuno di noi, assume una notevole importanza, proprio per riuscire ad aggregare tante cose. La mia passione per il mondo del vino, nasce quasi per caso e con il passare del tempo ha avuto un ruolo piacevole ed allo stesso tempo importante. Per l'arte della cucina è stata una diretta conseguenza dell'arte vitivinicola. Mi piace capire e descrivere una pietanza, un vino, per poi far capire che attorno esiste tutto un mondo. E magari riuscire nel trasmettere sensazioni ed emozioni che prima erano "nascoste".
Nessun commento

Lascia un commento