Dal chicco al bicchiere: il viaggio di Gabriele continua
Dopo tre anni di racconti dedicati al riso, cambia la prospettiva di chi scrive. Non cambia Di Testa e di Gola: cambia il percorso personale e professionale che Gabriele Conte porta nella sua rubrica.
Non cambia il blog. Cambio io.
Ci sono momenti in cui un percorso professionale prende una direzione diversa. Non necessariamente perché si decide di abbandonare ciò che si è fatto fino a quel momento, ma perché le esperienze accumulate iniziano a condurre naturalmente verso un nuovo territorio.
Per me questo momento è arrivato.
Da circa tre anni, sulle pagine di Di Testa e di Gola, ho raccontato soprattutto il mondo del riso. L’ho fatto con lo sguardo di chi quel mondo lo conosce non soltanto attraverso libri e documenti, ma anche attraverso il lavoro, i territori, le persone incontrate e i viaggi.
Di Testa e di Gola continuerà naturalmente il proprio percorso editoriale. A cambiare, invece, sono io.
È cambiato il mio lavoro, sono cambiate le mie esperienze e, di conseguenza, è cambiato anche ciò che oggi sento di avere da raccontare.
Il passaggio dal riso alle bevande non è quindi una svolta editoriale del blog. È l’evoluzione di un percorso personale.
Il riso, una parte importante della mia storia
Il riso mi ha accompagnato per molti anni.
Prima ancora di diventare materia di racconto, è stato lavoro, impresa, ricerca, territorio. È stato il contatto con le risaie, con i produttori, con la trasformazione, con i mercati e con una filiera che, soprattutto in Italia, racchiude una quantità straordinaria di storia e cultura.
Scrivere di riso per tre anni mi ha permesso di mettere in ordine molte di queste esperienze e, allo stesso tempo, di guardarle da una prospettiva diversa.
Abbiamo parlato di risaie italiane e di civiltà asiatiche, di mondine, commercio e migrazioni, di risotti e tradizioni locali, di sostenibilità, genetica, economia, architetture rurali, street food e futuro.
Ma il riso non è stato soltanto un argomento.
È stato anche il punto di partenza per scoprire quanto una materia prima possa essere trasformata, reinterpretata e portata in territori completamente nuovi.
Ed è proprio qui che la mia storia ha iniziato a cambiare.
2018: dal chicco al bicchiere
Il passaggio verso il mondo delle bevande, in realtà, non nasce oggi.
Nel 2018, insieme a un gruppo di partner, ho partecipato a uno dei primi progetti italiani dedicati alla fermentazione del riso italiano per ottenere un sake prodotto in Italia.
È stata un’esperienza importante perché ha messo in discussione un confine che allora sembrava molto più netto: quello tra il riso come alimento e il riso come materia prima per una bevanda.
Da una parte c’era la cultura italiana del riso, con i suoi territori e le sue varietà. Dall’altra una tecnica di fermentazione profondamente legata alla cultura dell’Estremo Oriente.
In mezzo c’era la curiosità.
Quella stessa curiosità che negli anni mi ha portato a viaggiare, soprattutto in Asia, a osservare come il riso possa assumere forme completamente diverse e a capire quanto siano sottili i confini tra cibo, fermentazione e bevanda.
Guardando oggi a quell’esperienza, mi rendo conto che forse il percorso era già iniziato allora.
Solo che non avevo ancora capito dove mi avrebbe portato.
Dal 2023 il percorso prende un’altra direzione
A partire dal 2023, il mio percorso professionale ha iniziato a spostarsi sempre più decisamente verso il mondo delle bevande.
È cambiato il tipo di lavoro quotidiano. Sono entrati nella mia vita professionale nuovi prodotti, nuove tecniche, nuove competenze e soprattutto un universo completamente diverso di interlocutori.
Fermentazione, distillazione, botaniche, ricette, spirits, aperitivi, mixology, packaging, distribuzione, mercati internazionali.
Ma anche una nuova consapevolezza: una bevanda non è mai soltanto ciò che contiene.
Dietro un bicchiere ci sono materie prime, territori, persone, tecnologie, cultura, economia e una storia da raccontare.
È un mondo nel quale ritrovo molte delle domande che mi hanno accompagnato nel lavoro sul riso.
Da dove nasce una materia prima? Come viene trasformata? Qual è il rapporto tra tradizione e innovazione? Quanto conta il territorio? Come cambia un prodotto quando attraversa una frontiera? E soprattutto: quale storia arriva al consumatore insieme a ciò che beve?
Le domande sono rimaste. È cambiato il bicchiere.
La mia rubrica seguirà questo percorso
Per questo, anche la mia rubrica all’interno di Di Testa e di Gola inizierà naturalmente ad allargare il proprio sguardo.
Continuerò a parlare di riso quando avrò storie da raccontare. Sarebbe impossibile, e anche poco sensato, cancellare una parte così importante del mio percorso.
Ma accanto al riso entreranno sempre più spesso le bevande.
Parlerò di fermentazioni e distillazioni, di spirits e distillati, di botaniche e ingredienti, di mixology e nuovi consumi. Racconterò prodotti, persone, aziende e territori. Cercherò di capire come sta cambiando il modo di bere e quali sono le trasformazioni economiche e culturali che stanno dietro questa evoluzione.
E non sarà soltanto una questione di alcol.
Il mondo beverage è oggi molto più ampio: comprende fermentati, infusioni, kombucha, aceti da bere, toniche, soft drink, bevande funzionali e nuove proposte analcoliche.
Anche qui ritrovo una caratteristica che mi ha sempre interessato nel mondo del cibo: la capacità di una materia prima di trasformarsi e di raccontare qualcosa di diverso a seconda del luogo, della tecnica e delle persone che la lavorano.
Dal campo alla distilleria: il filo non si spezza
A prima vista, passare dal riso agli spirits potrebbe sembrare un salto.
Per me non lo è.
Il filo che collega questi mondi è molto più forte di quanto possa sembrare.
C’è la materia prima. C’è il territorio. C’è la trasformazione. C’è la fermentazione. C’è la ricerca. C’è il lavoro artigianale. C’è la tecnologia. C’è il mercato.
E soprattutto c’è la possibilità di prendere qualcosa che nasce dalla terra e trasformarlo in un prodotto capace di viaggiare.
Prima osservavo il percorso del chicco dal campo al piatto.
Oggi mi interessa sempre di più osservare il percorso che porta una materia prima dal campo al bicchiere.
Sono due strade diverse, ma appartengono allo stesso paesaggio.
Forse è proprio questo il modo più corretto per raccontare il cambiamento: non come una cesura, ma come una continuità.
Il viaggio continua
Ogni percorso professionale lascia qualcosa.
Il riso mi ha insegnato a guardare la materia prima prima ancora del prodotto. Mi ha insegnato che dietro un alimento ci sono agricoltori, territori, stagioni, economie, tradizioni e innovazioni.
Il mondo delle bevande mi sta insegnando a guardare la stessa complessità attraverso un altro bicchiere.
Ci sono nuove storie da conoscere e nuove persone da incontrare. Ci sono distillerie, laboratori, piccoli produttori, bartender, importatori, distributori e aziende che stanno costruendo un mercato in continua trasformazione.
Ci sono territori italiani che stanno riscoprendo botaniche, frutti, erbe e tecniche. E ci sono contaminazioni internazionali che stanno portando in Italia nuove idee e nuovi modi di intendere il bere.
È questo che vorrei raccontare nella nuova fase della mia rubrica.
Non un manifesto. Non un cambio di rotta imposto a Di Testa e di Gola.
Semplicemente, il racconto di ciò che sto vivendo.
Perché spesso le storie più interessanti sono quelle che nascono quando la vita professionale cambia direzione e ci costringe a guardare le cose da un’altra prospettiva.
Il mio viaggio è partito dal chicco.
Oggi sta arrivando al bicchiere.
E credo che, in fondo, sia ancora lo stesso viaggio.
È cambiato il punto di osservazione.
È cambiato il lavoro.
Sono cambiate le esperienze.
È cambiato il bicchiere.
Questa volta, però, a cambiare sono io.



