Anisetta: un liquore che profuma di memoria
Il profumo dell’anice che si mescola al ghiaccio di un caffè freddo, il bicchiere sul tavolo nelle calde estati salentine, il nonno che sorseggia con calma il suo rituale pomeridiano: così comincia la storia di Gabriele Caroppo e della sua anisetta.
Non un semplice liquore, ma un distillato che porta con sé il peso delle memorie familiari e il desiderio di ridare vita a un prodotto che aveva fatto la storia del Salento.
“Ricordo quella bottiglia di anisetta de Giorgi sempre presente a casa dei miei nonni.
È da lì che nasce il mio legame con questo prodotto” racconta il giovane distillatore.
La storia
Pochi lo sanno, ma il Salento, cento anni fa, era terra di anisetta.
Qui, infatti, nacque la storica distilleria De Giorgi, che per decenni produsse uno dei liquori più rinomati d’Italia, al punto da comparire perfino in una scena di Casablanca.
Con la chiusura della distilleria, a fine anni ’90, il prodotto scomparve dal mercato, lasciando un vuoto che Gabriele Caroppo ha deciso di colmare.
L’anisetta è un liquore nobile perché prevede la distillazione dell’alcol insieme ai semi di anice verde, un processo complesso che richiede tempo, esperienza e cura.
Gabriele e Valeria, con caparbietà, sono riusciti a riportare in vita questa tradizione, restituendole il valore che merita.
La rinascita
La Distilleria Greco & Caroppo inizia la sua avventura a Carmiano nel 2022, quando Gabriele e Valeria, decidono di produrre gin in Salento, sono stati i primi a farlo ma questa storia magari ve la racconto per bene perché parte tutto da un viaggio in Irlanda.

Attualmente sono quattro le referenze di gin, accompagnate da due amari, Geco e Laurora e dall’ultima nata: Anisetta.
Dopo mesi di sperimentazioni e un primo lotto che non soddisfa le aspettative, la svolta arriva grazie all’intuizione di inserire una botanica “segreta”.
“Ricordo quella domenica: Valeria non voleva che investissi altri soldi, ma io ero convinto che fosse la strada giusta.
E lo era: quella distillazione è stata la chiave per ottenere il prodotto che sognavo” mi racconta Gabriele Caroppo. Così nasce Anisetta Caroppo, imbottigliata a 37° per esaltarne il carattere e il corpo, con qualche piccolo segreto di lavorazione gelosamente custodito.

La scelta del nome
Non è un caso che si chiami Anisetta Caroppo.
In Italia, le anisette portano il nome di chi le crea.
Questa ricetta l’ho sviluppata io, con il sostegno morale di Valeria.
E l’immagine in etichetta è il suo volto stilizzato, in ricordo del giorno in cui mi disse: ‘Vai, investi ancora, vediamo se riusciamo a portare a casa il risultato’” mi racconta il distillatore soddisfatto.
Il progetto, così, diventa un omaggio alla memoria personale, ma anche alla storia di un territorio che un tempo produceva uno dei distillati più iconici d’Italia.

Oggi l’anisetta di Caroppo non è solo un liquore da degustazione, ma un simbolo di rinascita di un prodotto dimenticato, di una distilleria che crede nella qualità e di un territorio che vuole ritrovare i suoi sapori storici.
“Per me l’anisetta non è un semplice progetto imprenditoriale: è un pezzo della mia infanzia” mi confessa Gabriele.
“Un ricordo di famiglia e un modo per restituire al Salento una parte della sua identità liquida oramai andata persa”.



