Ciao Mario. Muore un amico e un esempio di etica e valori. L’Irpinia è di nuovo povera e noi orfani.

ciao Mario

Ciao Mario. Muore un amico e un esempio di etica e valori. L’Irpinia è di nuovo povera e noi orfani.

Di Giustino Catalano

Ci eravamo sentiti la mattina prima del terribile schianto che sull’Ofantina, in prossimità di Montella ha spezzato la sua vita, cessata dopo 48 ore di agonia e rianimazione in coma farmacologico.

Le notizie si sono rincorse da subito in un crescendo di bollettini sempre peggiori. Fino a che poco dopo lo scoccare della mezzanotte di domenica è giunta la notizia della sua morte.

Mario Salzarulo era il Coordinatore del Gal Irpinia Sannio Gal CIlsi, oserei dire il più autorevole (non me ne vogliano altri) rappresentante della mentalità di valorizzazione territoriale in Campania.

Classe 55 Mario era scampato al terribile terremoto del 23/11/1980 dove nella sua Lioni si erano contati un’infinità di vittime. Lì aveva vagato, cercando di aiutare da subito nell’attesa dell’arrivo degli aiuti che ci misero una vita ad arrivare, tra i cadaveri allineati dei suoi concittadini e amici e come molti superstiti aveva bevuto dalle pozzanghere nei freddi e piovosi giorni che seguirono.

Ma Mario era un vero uomo, uno di quelli che crede nelle chance delle aree interne, nella capacità di queste di rappresentare un capitale da riorganizzare e manutere.

Prima il CRESM (Centro Ricerche Economiche e Sociali per il Mezzogiorno) del quale fu direttore da giovanissimo laureato in sociologia, poi gli impegni politici e poi ancora la progettazione e realizzazione dei Piani di Sviluppo Locali dei LEADER dal primo all’ultimo che stava curando.

Aveva le idee chiare Mario su come si crea un sistema che abbia una significativa ricaduta sul territorio.

Se il formaggio Carmasciano è un prodotto di pregio che ha un suo marchio lo si deve a lui che ha lavorato attorno a questo progetto ed ha sicuramente instillato il germe della possibilità di sviluppo. A lui si deve l’esistenza di una ristorazione di qualità che metta dinanzi a tutto prima di ogni cosa la cultura dei luoghi e delle loro tradizioni. Sua la pasta del Consorzio FAI (Formicoso Alta Irpinia), del più grande progetto Master of Food realizzato da Slow Food per un’area geografica e per dei ristoratori, suo l’albergo diffuso di Bisaccia, i caciocavalli in grotta, i salumi in grotta, la rinascita di Calitri, la zucca delle donne di Aquilonia, il trenino a vapore da Avellino a Lioni, la valorizzazione di Abbazie e luoghi di culto, Il Parco letterario De Sanctis, la cultura della vite Fiano integrata all’apicoltura e potrei continuare così dimenticando di sicuro un’infinità di progetti realizzati in quel meraviglioso fazzoletto di verdissima terra dalla struggente bellezza.

Milioni di euro gestiti a mai un euro fuori posto, come sarebbe accaduto in altri casi all’italiota maniera. Mario credeva nella sua terra. Era un comunista come non ce ne sono più, un uomo semplice ma di infinita cultura, di immenso spessore morale, sanguigno ma fraterno nelle amicizie.

“Fatti vedere che c’è una cosa da coordinare”. Queste le ultime cose che mi aveva detto consapevole che quando mi si chiama a fare per i contadini, per la gente della terra io rispondo. E al diavolo il danaro.

Volevo bene a Mario. Come ad un fratello più grande. Con quella faccia a metà tra Marx e Groucho, profondo nelle riflessioni e sempre autocritico ma aperto alla cultura e al divertimento come pochi. I suoi trascorsi di Radio e la passione per il cinema lo avevano spinto anche verso queste aree dove aveva sviluppato videomaker, finanziato progetti musicali come quello dei Mou di Renato Celano con “Le mani dietro la schiena”, come i concerti gratuiti che Vinicio Capossela gli metteva in piedi solo perché Mario era Mario.

Mancherai amico mio. Lo fai già. Ma ci rivedremo anche con te. Fa buon viaggio grande UOMO.

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