Eger: presentazioni di cantine e vini scelti da Mariusz Kapczyński

Comincio da questo articolo a tradurvi una serie di articoli di Mariusz Kapczyński sulle cantine che ha visitato a Eger e sulla degustazione dei loro vini di spicco, tre produttori alla volta. Sono ormai passati alcuni anni e le novità non mancano certamente, sia nella composizione del top team dei vignaioli locali, sia nella scoperta delle loro nuove perle enologiche, quelle che iniziano a stupire non soltanto me, ma finalmente tutti quei degustatori professionisti e operatori del settore a livello internazionale che hanno avuto la fortuna di potersi immergere in questa realtà produttiva di grande tradizione e dal potenziale davvero immenso. Penso che, grazie all’adesione dell’Ungheria all’Unione Europea, cominceranno a essere importati in Italia e saranno presenti nelle enoteche e nei supermercati, quindi è meglio annotare già fin da ora quelli maggiormente consigliati. Mi fa molto piacere che Mariusz inizi subito a parlarne proprio da Lajos Gál, che avevo accompagnato al primo MiWine con il suo furgoncino carico di bottiglie (e fra le strade della metropoli guidava serpeggiano fra le auto come su una pista di slalom) quando era presidente del consorzio di Eger, grazie anche ai buoni uffici di allora dello scomparso Tibor Gál, infaticabile presidente degli enologi ungheresi al quale va tanto del merito di aver letteralmente capovolto il destino enologico della sua terra.

Il traduttore: Rolando Marcodini

Eger: presentazioni (1)

L’aspetto enologico di Eger varia sempre. Si nota un netto, coerente miglioramento della qualità e si elaborano nuove regole per la produzione dell’Egri Bikavér , cioè del ”Sangue di toro”. A Eger attualmente si trovano dei vini davvero pregiati, grandi, oltre a dei valenti vignaioli. Fra le pagine di vinisfera.pl vi presento una galleria di questi vignaioli e delle loro realizzazioni. In questa prima parte ecco Lajos Gál, Tamás Sike e Ferenc Tóth.


LAJOS GÁL
3300 Eger, Szent Miklós u. 6
Cell. +36(20)9150570, Tel. +36(36)518194, Fax +36(36)518195
e-mail: info@gallajos.hu, sito: www.gallajos.hu
Visite: con preavviso, anche se è normalmente aperto in orario d’ufficio; gruppi fino a 16 persone.
Dove: Rózsasdűlő street 37, da aprile a fine stagione e/o Szent Miklós street 6.
Lingue straniere: inglese, francese, russo, italiano.
Superficie delle vigne: 8 ettari (oltre a 1 ettaro e mezzo sotto contratto).
Produzione: 35.000 bottiglie.
Vitigni: kadarka , kékfrankos, olaszrizling, pinot noir, kékmedoc, bianca, menoir e altri.
Lajos Gál è una figura di spicco della costellazione di Eger. Pur provenendo da una famiglia senza tradizioni vitivinicole, il giovane Lajos ha deciso di studiare enologia a Budapest (laureandosi con una tesi sul Bikavér!). Ha redatto alcune ricerche scientifiche e si è impegnato in molti progetti riguardanti Eger. È stato per lunghi anni a capo dell’Istituto della Vite e del Vino di Eger, lasciandolo nel 2008. Durante il suo lavoro in questo Istituto ha dedicato molto tempo a studiare la genetica della botrytis cinerea. Insegna alla Scuola Agraria Superiore di Eszterházy ed è segretario del distretto vinicolo di Eger. Questo instancabile divulgatore dei vini locali, animatore e spiritus movens di molti cambiamenti dell’immagine e della qualità dei vini di Eger, trova ancora il tempo di condurre 8 ettari di vigne (il suo primo vino ufficiale è del 1999). Gli sforzi di Lajos per correggere la condizione del Bikavér sono noti a tutti, come il suo amore per la tradizione e la sua volontà di mantenere con norme più severe lo stile classico del vino locale; ha introdotto la tipologia dei Bikavér Superieur e la dichiarazione dei terroir di provenienza sulle etichette delle bottiglie. Lajos Gál progetta di ampliare e modernizzare la cantina che adesso si trova interrata sotto la sua abitazione.
Gli uffici e la sala di degustazione troveranno posto in un nuovo edificio e quest’impresa ha già un buon motivo per svilupparsi, dato che suo figlio Péter, diplomato in enologia, è Capo Dipartimento presso il ministero ungherese delle Politiche Agricole. Lo stile dei suoi vini si può definire veramente tipico di Eger, un po’ austero e terroso. Un’attenzione particolare la meritano i vini Tago Dűlő Olaszrizling e Péter Bora, ma troviamo anche delle riuscite interpretazioni di Pinot Noir e di Egri Bikavér. È il classico esempio di vignaiolo d’azione e di accademico che sa per che cosa e come combattere, per ricostruire la reputazione incrinata del “Sangue di toro”. Ha fatto bene Wojciech Bosak a definire questo nostro eroe come “Dr. Gál e Mr. Bikavér”…

(***+) Olaszrizling
Fra gli aromi di questo bianco c’è un po’ di meringa, con belle note di erbe aromatiche e accenti vanigliati, pan di Spagna e fiori (il vino è maturato in botte per circa 10 mesi). Il tutto è complessivamente piacevole e fresco. Un vino che per la sua schiettezza e la stilistica elasticità dovrebbe abbinarsi bene con molti tipi di antipasti e spuntini. È un vino semplice e saporito.
(****-) Szó-Lá-Ti
Anch’esso 100% Olaszrizling, ma maturato in botte nuova (che non lo ha danneggiato affatto). Abbiamo a che fare con un vino bianco a modo suo leggero, eppure concentrato e intenso. Qui c’è parecchio fruttato e la struttura è del tutto convincente. Si può dire che questo vitigno a Eger non dà forse i migliori vini di cui è capace, ma spesso la sua forza sta proprio nella naturalezza e in un carattere sincero. Come amano dire i vignaioli del posto, “l’Olaszrizling ha un’anima ungherese: è aperto, sincero, non truffa e non fa smorfie”. Dev’esserci del vero.
(*****-) Tago Dűlő Olaszrizling
Un vino bianco eccellente. La ricchezza degli aromi e la mineralità eccezionale lo rendono fresco, attraente e influiscono perfettamente sull’equilibrio del tutto. Estrattivo, naturale e ben curato. Eleganti note fruttate, sullo sfondo delle erbe aromatiche. Nobile e pulito. Grande goduria durante la degustazione. Vera arte.
(****+) Tóbérc
Un altro Olaszrizling in piena magnificenza. Un vino bianco meravigliosamente vegetale, erborinato. È denso (perfino nell’aroma ricorda l’olio di girasole) ed estrattivo. Molto naturale e ben definito. Qui c’è parecchio fruttato e una netta mineralità. Espressivo e interessante. È ben bilanciato e a modo suo senza pretese; lo sfondo erbaceo e le note naturali fruttate possono piacere molto. Nobile e pulito.
(****+) Péter Bora
Un vino rosso concentrato e intenso. C’è il profumo della terra, della carne arrosto, dei frutti di bosco e delle erbe aromatiche. Una buona acidità e un estratto dignitoso gli assicurano un potenziale insolito e la possibilità di un continuo, attraente sviluppo nel tempo. Un vino a modo suo esigente, seducente per la finezza, la delicatezza e lo stile (anche se è un po’ rustico nella “zona di confine” dello stile. È dunque un tantino “old-school” e perciò interessante. E invita a berne subito un altro calice.
(***+) Egri Bikavér
Un rosso piccante, equilibrato, che mantiene l’espressività tipica del Bikavér. Ha un’intensità, una piccantezza e una succosità ben amalgamate nel suo gusto secco. Un vino ben domato, pulito e bilanciato. Forse “sfugge” un po’ nell’aroma, ma ha una bocca distintamente e stilisticamente ben delineata. Un po’ troppo corto, anche se riesce in qualche modo a conservare il decoro della sua struttura. Questa non è una versione perfetta del Bikaver, ma assicura goduria e stile a livello dignitoso.
(****+) Egri Bikavér Superior
Si sentono subito il pepe e i frutti di bosco in questo rosso. Anche sambuco, lamponi, menta e un leggero accento di anice. C’è un certo eco di terra e di cenere. È un vino lungo e piacevole, che gioca su registri molto concisi, ottimali, sobri. Vale la pena permettergli di svilupparsi, dargli del tempo, poiché si apre gradualmente ma costantemente. Degno di attenzione.
(*****-) Pinot Noir
Il colore è indicativo della netta evoluzione di questo vino. Aromi interessanti, per nulla scontati, che annunciano un vino importante e fine. Note di spezie, panpepato, marmellate, noci, cioccolato-tabacco e con gli accenti di un buon “cognac”. Un vino lungo, carnoso ed equilibrato. Ricco di un contesto gustativo molto aromatico. Ben sviluppato, incanta per la scioltezza e il vigore, ha ancora almeno 10 anni davanti. Un vino impeccabile.

TAMÁS SIKE
3300 Eger, Szépasszony-völgy, Disznófősor 43
Tel/Fax +36(36)951138, Cell. +36(30)7429024
e-mail: info@sikeboraszat.hu, sito: www.sikeboraszat.hu
Visite: dalle 11 alle 21, gruppi fino a 140 persone.
Dove: a Szépasszony-vőlgy (Valle della Bella Donna), cantina numero 43
Lingue straniere: inglese, tedesco.
Superficie delle vigne: 27 ettari (di 16 in un’unica parcella: Nagyhatár).
Produzione: da 130 a 150.000 bottiglie
Vitigni: hárslevelű, olasrizling, chardonnay, leányka, sauvignon blanc, tramini, szürkebarát, kékfrankos, pinot noir, alibernet, merlot, merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon, syrah, kadarka, pinot noir. Si sperimentano viognier e furmint(!).
Tamás è gioviale, un anfitrione semplice che sa benissimo come si fa il vino. Anzi, cosa importantissima, sa come non si deve abusare delle tecniche enologiche. Sike conosce la misura e sa come e quando non forzare i processi di vinificazione. È proprio in questo modo che disegna i suoi vini con sobrietà, ma con stile, interpretando con sensibilità il terroir da cui provengono le uve. Con il vino Tamás lavora già da 36 anni. È stato enologo capo nel kombinat Egervin (ed è sintomatico che molti bravi enologi di queste parti siano passati per quegli enormi stabilimenti, un’esperienza collezionata da veri assi come József Simon, György Lőrincz, lo scomparso Tibor Gál e molti altri). Nel 2004 Sike è stato scelto come miglior enologo di Eger e risale più o meno a questo periodo anche l’esordio della sua azienda. È riuscito bene a sistemarsi nel ramo, approfittando dello status di produttore importante che sa offrire buoni vini a buon prezzo (ed è davvero non troppo caro). Fino a oggi se la cava bene. Anzi, sta ampliando la cantina e gli impianti tecnologici. È il produttore che rappresenta il volto più moderno dell’enologia di Eger. Metà vini rossi e metà vini bianchi. Rese tra i 60 e gli 80 quintali per i bianchi, tra i 40 e i 50 per i rossi.
Si vede che Tamás ha una mano eccezionale per i bianchi. Gli riescono bene, sono puliti, espressivi, freschi e mai invadenti. Sono ricchi di note speziate, vi si sente anche il respiro del suolo vulcanico, sono la prova migliore che Eger ha anche delle ottime sfumature “bianche”. Aspettando la prima versione del Furmint di Tamás vedremo che cosa capiterà a Eger nella coltivazione di questo vitigno. È ovvio che i vini rossi di Sike si collochino su toni erbacei e grafitici, secondo uno stile locale ben definito e qui merita sicuramente grande attenzione l’Egri Bikavér Selection.

(***-) Sauvignon blanc
Con questo bianco Tamás ha deciso di sperimentare 2 anni di botte e forse non c’è proprio tanto riuscito. Il naso irrita troppo con quella vaniglia che viene dalla botte. In bocca è migliore, pulito, limpido e abbastanza fresco. Burro ed erbe aromatiche. Noci. Ci sono tutte le varietà delle pesche. È una curiosità, ma niente di più.
(****+) Olaszriesling
Un vino bianco maturato in botte nuova. Emergono paglia secca, erbe aromatiche, burro, panna su uno sfondo piacevolmente terroso (le uve sono maturate sui fianchi del Tóbérc). Ci sono burro, foglie secche, legno, qualche cosa di miele. Foglie secche e registri argillosi e minerali (come da una leggera ossidazione). C’è di che immergere il naso e la bocca. Sul posto lo si compra per non più di 4 o 5 euro.
(****) Kékfrankos 2006
Un rosso da una vigna sull’Eged. Se ne riconoscono le erbe (dragoncello, geranio, iperico, pepe, liquore di erbe) e i frutti di bosco. È espressivo, pepato, leggermente piccante. Ed è ben fatto. In bocca c’è grafite, carbone, terra bagnata, cenere e un’amarognola nota di assenzio. L’alcool è integrato meravigliosamente. Manca la “dolcezza” del frutto, qui è tutto austero, maschile, deciso. Il finale è su toni erbacei e di caffè un po’ bruciacchiato. Lungo. Questo Kékfrankos possiede tutto quello che le donne dai capelli bianchi amano nei pastori della puczta: la selvaticità e la rozzezza.
(***+) Merlot 2006
Qui non c’è nulla del classico Merlot. È un vino concentrato, fatto da uve leggermente surmature (vendemmiate all’inizio di novembre). Ha qualche cosa di bruciato negli aromi e nel gusto, c’è anche la cenere, il cioccolato amaro, le amarene, i vinaccioli e le erbe aromatiche. Un merlot atipico con un’eco molto lontana di ”Amarone”.
(****) Olaszriesling
Un bianco che è maturato 11 mesi in botte. Ci sono vaniglia, uova, biscotti. Si avvertono anche note di nafta, di miele stagionato, di cantina. La botte si è impressa in modo evidente nel vino, ma la si è usata in modo pienamente consapevole. Qui c’è un bel fruttato e un finale dallo stile abbastanza elegante. Si vede per intero la misura e la concisione. Il tutto è lungo, erbaceo e di carattere. Purtroppo ne sono rimaste solo poche bottiglie.
(***+) Szürkebarát
Questo vitigno bianco è coltivato qui soltanto su mezzo ettaro di terra (e in tutta Eger non ce n’è più di 20). Più estrattivo e carnoso. C’è l’erba aromatica e anche una botte ben distinta. Di nuovo si sentono le erbe e la paglia, ma con la pera sciroppata. Un vino più delicato, più floreale, ma ci sono le albicocche e anche uno sfondo leggermente terroso e di genziana. Inoltre si può trovare un po’ di fieno, di erba, di erbe aromatiche (dragoncello e basilico). Semplice e piacevole.
(***+) Pinot noir Rose
Delicato. C’è ribes rosso, panna, lampone, mora. Mantiene un bello stile, è piacevole e morbido, ma di carattere. Leggermente piccante, vuole farsi bere, perché è succoso, sostanzioso e saporito. Nel finale ci sono fragole e fragoline di bosco, in crema leggera. Acidulo, fresco e di buon nerbo. Una buona versione rosa.
(***) Egri Pinot Noir
Piccante, frutti di bosco e more. È un Pinot speziato ed espressivo, con uno sfondo leggermente cioccolatoso. Gli aromi silvestri, le viole, il goudron, le erbe macerate nel vino. Un buon estratto. Grazie alle note di erbe aromatiche sa un po’ di vermouth, e in questo è intenso ed estrattivo. Il finale è nettamente piccante e silvestre, con vinaccioli, prugne, noci, terra e goudron. Gli manca un po’ di grazia. Saporito e relativamente semplice.
(*****-) Egri Bikavér
Un taglio dignitoso. Parecchio fruttato: prugna affumicata, amarena, vinaccioli, terra asciutta, erbe aromatiche, frutti di bosco. In bocca è saporito, con accenti ben distinti di more e di bacche, ci sono lamponi, confetture, ma anche un briciolo di ruvidezza: peperone, ghiaia, goudron, grafite, dragoncello. In tutta questa complessità conserva la misura, lo stile e la piccantezza. Pulito, ben strutturato. Qui si nota l’idea del Bikavér classico, non troppo pesante, leggermente terroso. C’è stile, misura e una certa delicatezza.
(****+) Egri Bikavér selection
Di nuovo le erbe aromatiche, ma con sottobosco, manto animale, cuoio. Sono stati usati 6 vitigni (tra cui merlot, kékfrankos e pinot noir) ed è maturato per 2 anni in botte nuova. Ha tutto quello che serve: una massa di fruttato, le note di pelle, la vernice dei vecchi mobili. È piccante e un po’ barbaro: grafite, carbone, ghiaia, muschio. Una vera bestia. Vale la pena misurarsi con un vino come questo.
(****-) Alibernet
Questo è un campione di rosso prelevato dalla botte. Grezzo, asciutto, carnoso, con parecchio tannino e una certa secchezza del fruttato: susina di macchia, bacche, sambuco, ginepro, vinaccioli, buccia di amarena, erbe aromatiche. Non è ancora pronto. Meno acidulo e più polveroso del precedente. Estrattivo, pieno, silvestre. Allappante. Nel finale ci sono fiori e frutti scuri, goudron, grafite e legno tostato. Un vino maschio. Si abbina bene alle carni più importanti, ai sughi di funghi, eccetera.
(senza valutazione) Pinot noir late harvest
Le uve sono state vendemmiate in dicembre, disidratate sui tralci. Color salmone, piacevole. Gli aromi sono meravigliosamente amalgamati: verdure, manto di cavallo sudato, erbe aromatiche, benzina mescolata col vino. Pepato ed erbaceo. Lungo, con un finale un po’ strano. È la prova che si sta creando qualche cosa di nuovo, ma l’esperimento è ancora poco convincente. Lo ammettono da soli che a volte fanno pure qualcosa per scherzo, scriviamone dunque pure in nome della semplice curiosità, senza emettere un giudizio.

FERENC TÓTH
3300 Eger, Kistályai út 40
Tel. + 36(36)311552, Fax + 36(36)314972
e-mail: katatoth@tothferencpinceszet.hu, sito: www.tothferencpinceszet.hu
Visite: lunedì-sabato, dalle 7 alle 18, 10-40 persone (i gruppi maggiori con adeguato preavviso)
Dove: presso l’azienda
Lingue straniere: inglese, tedesco.
Superficie delle vigne: 30 ettari.
Produzione: in media 120.000 bottiglie
Vitigni: kadarka, cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, kékfrankos, leányka.
Questa è un’azienda tipicamente famigliare, col decano della stirpe in testa: Ferenc. Lavorano con calma, senza i fuochi artificiali della promozione e del marketing. Ferenc Tóth è un personaggio famoso e benemerito che fa parte da molti anni della corporazione enologica di Eger. Per le attività di mercato conta sull’amata figlia Katalin. Hanno aperto una cantina nella Valle della Bella Donna per servire al pubblico soltanto i propri vini e possono accogliervi anche gruppi di una cinquantina di persone. I loro vini sono rustici e semplici, destinati al consumo quotidiano. Tóth ha più di 2 ettari coltivati a kadarka e ne è molto fiero. I vini che ne derivano sono riconosciuti e apprezzati. Sebbene il livello della gamma non sia omogeneo, negli ultimi anni si nota un miglioramento.
A una domanda sulla sua concezione dell’Egri Bikavér ecco come ha risposto Ferenc Tóth: «Quel che dico può essere impopolare. Penso che con dei vitigni esclusivamente ungheresi non si riesca a fare bene il Bikavér. La kadarka, l’oportó, il kékfrankos non danno la potenza desiderata e producono vini mediocri. Si riescono a ottenere dei risultati interessanti soltanto nelle annate eccezionali. I vitigni come merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc maturano prima e concentrano più velocemente gli zuccheri. L’effetto desiderato si può ottenere mischiandoli con i vitigni locali. Perciò cambiamo le proporzioni e aggiungiamo meno uve dai vitigni internazionali soltanto quando l’annata è ottima. Ogni cantina ha una propria concezione del Bikavér, i vignaioli sfruttano quello che hanno di meglio nel modo migliore che sanno ed è così che negli anni è nato lo stile, il carattere del Bikavér di ogni cantina. Sono più o meno 10 anni che nelle vigne si è cominciato a piantare i vitigni internazionali proprio allo scopo di fare in futuro un solido, potente ”Sangue di toro”. È facile anche scovare delle cattive versioni di questo vino, là dove l’uva si compra altrove, là dove in vigna c’è una cattiva qualità delle uve. Ma si sa che da una materia prima del genere non si riesce a fare qualcosa di carattere».


(***-) Kékfrankos
Cantina polverosa e more. Purtroppo il frutto è troppo acido, acerbo. Un po’ di note di cioccolato, silvestri e di cantina. Fuori tono e sbilanciato.
(***) Egri Kék
Uvaggio di kékfrankos e merlot. Dignitosamente di Eger, un po’ terroso, un po’ cenerino, un po’ silvestre. Un’amarena pelle e ossa, ridotta al nocciolo. Un fruttato rude e sempre giovane. Abbastanza pulito, allappante. Ha un certo stile e in rapporto a questo il prezzo è buono. Un vino secco fruttato, ma un po’ troppo “spremuto”.
(***) Egri Bikavér 13%
Uvaggio di kadarka, merlot, cabernet sauvignon e kékfrankos. Freddo, terroso, pulito, un po’ legnoso, c’è un accento di susino di macchia e sambuco. Un po’ poco sostanzioso, manca di un buon fruttato di qualità. Nel suo complesso è un Bikavér mite, anche se un po’ grezzo. Nel finale si avverte la secchezza dei vinaccioli e delle bucce macerate.
(***-) Kadarka Schiller rose
Un bel colore di salmone. Una debole aromaticità, una tavolozza di aromi evanescente (un po’ di fruttato, di composte di frutta e di fiori). Il gusto fruttato è semplice. Succoso, leggermente rinfrescante. Niente di grande. Non è aggressivo, con note acidule di mela nel tratto finale.
(***) Kadarka 2007
Colore di composta di prugna, un po’ spento. L’aroma è un po’ troppo debole. Fra gli aromi dominano l’amarena, i vinaccioli, la mora. La kadarka ha una sua veste per nulla scontata, perfino abbastanza curiosa (un po’ di cioccolato, amaro, purtroppo con dei vuoti qua e là, come se fosse macerato). Nel complesso una struttura forte e una spina dorsale abbastanza solida, manca però di equilibrio. Il tutto si mantiene coerentemente in un clima silvestre un po’ strano e dagli accenti di vinaccioli al cioccolato.
(****) Cabernet Franc
Freddo, silvestre, nettamente cioccolatoso, speziato-officinale. Bella la concentrazione e la dolcezza del fruttato. Cioccolato amaro, cacao e note cupe di goudron bruciacchiato. Concentrato, dai tannini solidi. Il fruttato è freddo, freddo davvero, con grafite (ghiaia e terra). Buono; un cabernet franc di carattere. Vale la pena di assaggiarlo.
(****-) Várvédő 2007,
Uvaggio di cabernet sauvignon e cabernet franc. Un colore scuro e saturo. Nello stile non è così lontano dal precedente cabernet franc. Concentrato, intenso, ma non fine. Fra gli aromi c’è carne affumicata, legno tostato, amarena, ciliegia matura, un po’ di erbe aromatiche e terra. Tannini pronunciati, legno, è un vino secco, ma macerato un po’ troppo a lungo. È ancora troppo giovane, ha bisogno di altri due anni almeno (la botte si evidenzia ancora troppo). Nell’insieme ha struttura e potenziale, ma finché non matura è ancora troppo austero.
(***-) Édes Lányom 14.5%
Il suo nome significa ”dolce figliola”. E infatti abbiamo a che fare con un vino dolcemente femminile (35 g di zuccheri residui, 7 g di acidità, 35 g di estratto). Derivato dal vitigno bianco leányka, vendemmia tardiva. Qui c’è miele di tiglio, tè con zucchero e limone. Però è un po’ spento, con certi toni amarognoli e un finale di pelle, non troppo pulito. Semplice e soffice, un po’ vuoto e piatto per la sua debole acidità, non sorprende per il fruttato e la buona struttura, ma gli amanti di una leggera, semplice dolcezza forse qualche cosa qui la troveranno.

La scala di giudizio:

( ****** ) eccezionale, un vero capolavoro
( ***** ) ottimo, vino di gran classe
( **** ) buono, interessante
( *** ) onesto, dignitoso
( ** ) debole
( * ) stare alla larga, vino con evidenti difetti

(+ / – ) per aggiungere o togliere mezzo punto)

Mariusz Kapczyński

Mariusz Kapczyński

Sono giornalista e critico enologico su www.vinisfera.pl, sono stato collaboratore di Wine Magazine, Wine Time, Alcohol Markets, Kitchen, USTA Magazine, Top Class, SpaEden, AllInclusive, Internet Radio Polacca, Enotime, Wirtualna Polska e altri. Come giurato, prendo regolarmente parte a vari concorsi enologici e polacchi (tra cui Vinitaly, Concours Mondial de Bruxelles, Vinoforum, Vinaria, Vinul.ro, Enoexpo, Orszagos Borverseny, Clean Vodka Tasting). Faccio anche parte dell’organizzazione internazionale di giornalisti e specialisti dell’industria dell’alcool – International Federation of Wine and Spirits Journalists and Writers. Nel 2015 “Magazyn Wino” mi ha assegnato il Grand Prix nella categoria “promozione della cultura del vino in Polonia”. Nel 2018, mi è stato assegnato il capitolo del premio Saint Martin per “l’eccezionale servizio nel campo della promozione del vino polacco”.

 

 

 

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