Al Sulià House di Porto Rotondo arte, drink e finger

Marco Lombardi
Al Sulià House di Porto Rotondo arte, drink e finger

Al Sulià House di Porto Rotondo arte, drink e finger

Maledetti luoghi comuni.

Sono in molti a credere che se un prodotto artistico ha incassato molti soldi, perché popolare, non può essere di qualità. Tutto questo nasce da un vecchio retaggio, quasi crociano: la popolarità non può andare d’accordo con la cultura, soprattutto se di mezzo c’è un bel guadagno.

Un analogo meccanismo vale per i luoghi, soprattutto di villeggiatura: se un’area geografica è amata da tutti, ed è pure elitaria, non può essere allo stesso tempo capace di qualcosa di “alto”.

È il caso della Sardegna: la sua fama vippaiola rischia di farci guardare con diffidenza alcune sue iniziative culturali, soprattutto se vengono messe in piedi da una struttura il cui target è (economicamente) elevato.

In effetti non è così, ed è il caso di un boutique hotel, il Sulià House di Porto Rotondo, Curio Collection by Hilton. Qui ci sono tre parole in grado di generare un pregiudizio, perché collegate al concetto di lusso: boutique, Porto Rotondo e Hilton.

Eppure proprio questa struttura, e per il secondo anno consecutivo, mette l’arte e la mixology al centro della sua stagione. Per carità, non pensiate che questo vada a discapito del mare, e dei tramonti, e di tutte quelle cose che ci si aspetta da una vacanza in un posto così.

Il Sulià House, comunque, ha dedicato un suo spazio all’arte contemporanea, pure con un occhio attento al sociale, unito alla possibilità di “berci su”.

Le opere vengono proposte in abbinamento a dei finger food locali, realizzati con le materie prime del territorio, che spaziano dalle polpettine croccanti di ricotta e pecorino e mayo al pomodoro piccante ai tacos con tartare di tonno, mayo alla bottarga e cipolla caramellata.

Soprattutto, sono fruibili in abbinamento a dei cocktail sempre differenti, miscelati live dal drink designer Fabrizio Guaglianone, alla ricerca di un tetris sensoriale fra la dimensione visiva (dell’opera) e quella olfattivo/gustativa della bevanda.

Il filo conduttore sono i profumi mediterranei della Sardegna.

I drink, sono composti totalmente con prodotti sardi. Dai liquori ai distillati, dal limone alle spezie coltivate direttamente nel giardino dell’albergo.

Il menu è suddiviso in quattro categorie: aperitivo, all day, digestivo, virgin, ideali per ogni palato ed in ogni momento della giornata.

A luglio è toccato all’artista Tinamaria Marongiu con “Box-Es – Arte Compatta”, che ha esposto una serie di installazioni realizzate con materiali di recupero, e oggetti quotidiani, per parlare di inclusione, umanità e sostenibilità.

Ad agosto sarà la volta di Max Dorsi con “Nuraku”, un progetto che unisce le radici nuragiche alla tecnica giapponese del Raku.

L’obiettivo, oltre che estetico, è quello di unire i popoli, almeno nell’arte, in un periodo storico in cui prevalgono i conflitti e le prevaricazioni.

Infine, settembre, il mese che darà voce a uno scultore argentino, Roberto Locatelli.

Le sue opere, di ferro smaltato e metallo riciclato, danno forma a simboli e figure mitologiche, fra cui Icaro.

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Giornalista e critico cinematografico ed enogastronomico per Il Messaggero, Gambero Rosso, Radio Roma Capitale e Cinecritica. Insegna Giornalismo Culturale e Storia dell'alimentazione in Sapienza, ed è regista del film Fritti dalle stelle, un documentario satirico sull'alta ristorazione visibile su Prime video. È inoltre autore e conduttore del programma "Come ti cucino un film", in onda su Gambero Rosso Channel, nel quale - grazie alla Cinestologia - racconta il cinema con delle associazioni alla tavola.
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